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Stupro, quando a Tina Lagostena Bassi dissero "fosse stata a casa non sarebbe successo"

Fu un processo storico, quello che nel 1979 fu trasmesso in tv, in cui gli avvocati degli stupratori usarono violenza inaudita contro la vittima di uno stupro e contro tutte le donne.Ecco i verbali.
Immagine di repertorio de L’Unità

Il 26 aprile 1979 alle 22 la RAI mandò in onda il primo documentario su un processo per stupro, che fu seguito da circa tre milioni di telespettatori.
Processo per stupro (A Trial for Rape), questo il nome del documentario, diretto da Loredana Dordi, fu quindi replicato in prima serata nell’ottobre dello stesso anno, inchiodando davanti al piccolo schermo nove milioni di spettatori.

Fu un evento storico, in cui per la prima volta il pubblico si rese conto, parafrasando l’avvocata Tina Lagostena Bassi, che nel processo era difensore della parte civile e che anni dopo divenne il famoso giudice di Forum, di come gli avvocati degli uomini accusati di violenza potessero essere a loro volta altrettanto brutali con la vittima.

Il processo trasmesso riguardava Fiorella, una ragazza di 18 anni, lavoratrice in nero, che fu sequestrata da un conoscente, Rocco Vallone, e altri 3 uomini con la scusa di un’offerta di lavoro stabile e violentata per un pomeriggio intero. Al momento dell’arresto i quattro confessarono, salvo poi ritrattare tutto e sostenere, in istruttoria, che il rapporto era stato pattuito con la ragazza per un compenso di 200.000 lire.
La vittima rifiutò i due milioni di lire offerti dagli avvocati difensori quali risarcimento danni, chiedendo un risarcimento simbolico di 1 lira ma la verità.
I quattro imputati, condannati a pochi anni di reclusione, furono subito rilasciati in libertà condizionale.
Durante il processo gli avvocati difensori chiesero alla vittima dettagli dettagli pruriginosi come se ci fosse stata fellatio cum eiaculatione in ore, se avesse mai avuto prima rapporti carnali con il principale imputato e alla madre di lei giustificazioni rispetto al fatto che la figlia si fosse incontrata con un uomo che non le aveva presentato.

L’idea di documentare un processo per stupro, del resto, nacque proprio su proposta di Loredana Rotondo, programmista alla RAI, a seguito di un Convegno Internazionale sulla “Violenza contro le donne”, organizzato presso la Casa delle Donne di Roma l’anno prima e in cui emerse proprio quanto oggi, purtroppo, vale ancora e cioè che

ovunque nel mondo, quando aveva luogo un processo per stupro, la vittima si trasformava in imputata.
Fonte: Wikipedia “Processo per stupro”

Oggi non si può dire che non sia cambiato nulla. In aula, quanto meno, gli avvocati non potrebbero mai usare le aberrazioni culturali e linguistiche con cui quelli di allora difesero gli accusati di stupro (i cui verbali sono riportati di seguito).
Ma fuori, quelle stesse aberrazioni continuano a esistere, nei commenti di chi insulta le vittime e le qualifica come troie, sgualdrine, puttane, ma anche nei commenti di chi modera i toni ma instilla quel dubbio, “la violenza non si giustifica, ma…”. Di fatto continuano a esistere in una cultura triviale e maschilista che continua inspiegabilmente a scorrere nel sangue di cosiddette “persone perbene”, gente comune con cui abbiamo a che fare ogni giorno, per cui “se una donna fa, dice, si veste in un determinato modo allora se l’è andata a cercare o, comunque, non è proprio innocente”.
Perché anche oggi, come nel 1979, ogni processo per stupro è un processo, prima di tutti, alla donna.
Solo se giudicata non meritevole della violenza carnale, secondo il solito metro di giudizio che ne scandaglia costumi, abitudini e gusti sessuali, allora, sul banco degli imputati può salire lo stupratore.

Stupro, quando a Tina Lagostena Bassi dissero "fosse stata a casa non sarebbe successo"

Stupro, quando a Tina Lagostena Bassi dissero "fosse stata a casa non sarebbe successo"

Per questo le parole di Tina Lagostena Bassi andrebbero lette e questo documentario mostrato ancora e ancora.
Perché solo quando a entrarci sotto pelle – a partire dalla pelle di tutte le donne – sarà questa mentalità, come unica possibile di fronte a uno stupro, non dovremo difenderci dalla sguaiata e lubrica morale con cui gli avvocati degli stupratori argomentarono la loro difesa ai danni delle donne:

da Processo per stupro, RAI, 1979, stralcio dell’arringa dell’Avv. Tina Lagostena Bassi

Presidente, Giudici,
credo che innanzitutto io debba spiegare una cosa: perché noi donne siamo presenti a questo processo. Per donne intendo prima di tutto Fiorella, poi le compagne presenti in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato. Che significa questa nostra presenza? Ecco, noi chiediamo giustizia. Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare, non c’interessa la condanna. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia, ed è una cosa diversa. […] Vi assicuro, questo è l’ennesimo processo che io faccio, ed è come al solito la solita difesa che io sento: vi diranno gli imputati, svolgeranno quella difesa che a grandi linee già abbiamo capito. Io mi auguro di avere la forza di sentirli, non sempre ce l’ho, lo confesso, la forza di sentirli, e di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo. Perché la difesa è sacra, ed inviolabile, è vero. Ma nessuno di noi avvocati—e qui parlo come avvocato—si sognerebbe d’impostare una difesa per rapina come s’imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, i beni patrimoniali da difendere, ebbene nessun avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa, che comincia attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire ai rapinatori «Vabbè, dite che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, dite che il gioielliere in fondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione, dite che il gioielliere è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse!»
Ecco, nessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere, infangando la parte lesa soltanto. […] Ed allora io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d’oro, l’oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? E questa è una prassi costante: il processo alla donna. La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Io non voglio parlare di Fiorella, secondo me è umiliare venire qui a dire «non è una puttana». Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, senza bisogno di difensori. Io non sono il difensore della donna Fiorella. Io sono l’accusatore di un certo modo di fare processi per violenza. […]

da Processo per stupro, RAI, 1979, Avv. Giorgio Zeppieri

 I fatti? Guardateli in concreto. Qui si tratta di una ragazza, senza offesa, perché signori miei, io non ho una cattiva opinione affatto delle prostitute […] qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento. […]
Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L’atto è incompatibile con l’ipotesi di una violenza. Tutti e quattro avrebbero incautamente abbandonato nella bocca della loro vittima il membro, parte che per antonomasia viene definita delicata dell’uomo. E su cui, mi si consenta, il coito orale si compie con una funzione che è tecnicamente qualificata, e che esprime una serie di atti voluti. Eh sì mi posso abbandonare, ma io lì non mi abbandono, sono io che posseggo. Lì il possesso è stato esercitato dalla ragazza sui maschi, dalla femmina sui maschi. È lei che prende, è lei che è parte attiva, sono loro passivi, inermi, abbandonati, nelle fauci avide di costei!
Ma la signorina che cosa pratica con il Vallone di cui è, era, l’amante, l’amica amorosa, fu in quell’occasione l’amante, l’amica amorosa? Si fa praticare il cunnilingus dal suo amico amoroso, che s’inginocchia davanti a lei, e la bacia teneramente su quella che il divino Gabriele, suo illustre corregionale Signor Presidente, chiama «la seconda e più tenera bocca», da cui sugge il piacere di lei. Quindi, che cosa è il cunnilictus? È più che l’amore, è l’adorazione sessuale, e tende al piacere della femmina. E chi la pratica, il violentatore? Ecco l’incompatibilità fisiologica, sessuale! È l’amante che può fare questi gesti. […] Che cos’è la violenza carnale? È il contrario della sessualità.

da Processo per stupro, RAI, 1979, Avv. Angelo Palmieri

La violenza c’è sempre stata […] Non la subiamo noi uomini? Non la subiamo noi anche da parte delle nostre mogli? E come non le subiamo? Io oggi per andare fuori ho dovuto portare due testi con me! L’avvocato Mazzucca e l’avvocato Sarandrea, testimoni che andavo a pranzo con loro, sennò non uscivo di casa. Non è una violenza questa? Eppure mia moglie mica mi mena. È vero che siete testimoni? Siete testi? E allora, Signor Presidente, che cosa abbiamo voluto? Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire «Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro?» Vi siete messe voi in questa situazione. E allora ognuno purtroppo raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente.

da Processo per stupro, RAI, 1979, Avv. Titta Mazzucca, a seguire, di nuovo l’Avv. Tina Lagostena Bassi 

Lei non dice che le hanno fatto violenza e non può dirlo, perché non ci sono i segni.

Quello che è successo qua dentro si commenta da solo – disse la Lagostena Bassi -, ed è il motivo per cui migliaia di donne non fanno le denunce, non si rivolgono alla giustizia. […] Ho letto sul giornale di un’ulteriore violenza fatta ad una ragazza di 17 anni, che non dirà bugie perché è sordomuta, e che è stata molto, molto malmenata perché forse ha fatto quella resistenza che qui si nega.
Io mi chiedo, quale sarebbe stata la reazione? Sono quattro uomini. Certo, uno può dare un morsico, può rischiare la vita, e l’avrebbe rischiata. Ed ognuna delle donne ricorda quello che è successo a chi ha cercato di ribellarsi, a chi cerca di ribellarsi alla violenza. Ed ecco che violenza vi è anche se non vi sono reazioni di questo tipo, perché non si può aspettare che tutte siano delle Sante Goretti.