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Niccolò Ciatti, a un mese dalla morte le parole di Ilaria e l'appello del padre

A un mese dalla morte di Niccolò Ciatti, pestato in una discoteca di Barcellona, queste sono le parole d'amore della fidanzata Ilaria, mentre il papà fa un appello che deve essere diffuso.
Fonte: facebook @ilaria inverso

Bellissimi, sorridenti, innamorati l’uno dell’altra ma anche della vita, come dovrebbe essere sempre quando si hanno poco più di vent’anni, tanti sogni nel cassetto che hai appena cominciato a riempire, e la mano di un compagno a stringere la tua che ti rende tutto più sicuro, facile… leggero.

Così appaiono i volti di Niccolò e Ilaria, sul profilo Facebook della ragazza: spensierati come quelli di qualunque altra coppia che scopre lentamente l’amore insieme, il gusto di dormire abbracciati, di ricevere messaggi sdolcinati, di viaggiare per il mondo.

Difficile credere che le foto che Ilaria pubblica quasi quotidianamente sulla sua pagina siano adesso solo ricordi, di quelli che feriscono, che ti spezzano a metà. Perché Niccolò non c’è più, ormai da un mese, ucciso da una follia che tutt’oggi ha un nome, anzi tre, ma non un motivo, una spiegazione.

Era la notte fra l’11 e il 12 agosto scorso quando il ventiduenne di Scandicci Niccolò Ciatti veniva picchiato selvaggiamente da tre ceceni, anche loro giovanissimi, massacrato di botte fino a morire nella discoteca St Trop’s di Lloret de Mar, zona di locali e discoteche poco fuori Barcellona. Forse una gomitata di troppo, una spinta sgradita, come hanno spiegato gli amici di Niccolò che erano con lui, la scintilla che ha scatenato la rabbia dei tre responsabili del brutale pestaggio. In ogni caso, poco, davvero troppo poco per trovare il perché a una furia cieca, assassina, per spiegare il perché di una vita di appena 22 anni che se ne va, nell’indifferenza generale di chi, nell’assurdo clima di sovraesposizione e di esibizionismo a tutti i costi in cui social e smartphone ci hanno lentamente trascinato, anziché aiutare in massa Niccolò ha preferito riprendere l’aggressione con il cellulare.

Come fosse un film, la puntata di una serie TV, come se l’orrore a cui i ragazzi presenti in discoteca stessero assistendo non fosse reale. Non la vigliaccheria, la paura (o almeno non solo quelle), ma la perdita totale di contatto con la realtà ha permesso loro di riprendere lo scempio che si stava consumando di fronte ai loro occhi, eliminando del tutto in loro l’istinto di lanciarsi su Niccolò per proteggerlo, per portarlo via da quella condanna a morte.

Dopo quell’incubo diventato immediatamente, prepotentemente troppo vero, Ilaria, la ragazza che da un anno era fidanzata con Niccolò, è volata a Barcellona da lui. Doveva essere il contrario, doveva essere Niccolò a rientrare in Italia per andare in vacanza con lei, prima a San Vincenzo, in Toscana, e poi in Corsica. La “prova del nove” prima di iniziare la convivenza. Ma tutti i programmi, i progetti, i sogni, sono stati spazzati via. Il loro cassetto si è richiuso troppo presto.

Così, le parole, le foto, le dediche che Ilaria pubblica su Facebook sono tutte per lui, da un mese a questa parte; per quel ragazzo dolce che era la sua “rivoluzione”, per il suo “gigante buono” con cui, proprio il 10 settembre 2017, avrebbe festeggiato il primo anniversario.

Nella tragedia che l’ha colpita, Ilaria Inverso, così giovane, si è trovata a dimostrare una forza d’animo, un coraggio e un orgoglio che difficilmente si attribuirebbero a una ragazza poco più che ventenne. Il 6 settembre scorso ha scritto, con Enrico Galletti, diciottenne blogger cremonese, una lettera diventata un vero e proprio messaggio di speranza per tutti i suoi coetanei e non solo. Un messaggio che vuol essere un invito a divertirsi, a vivere spensieratamente la propria gioventù, ma anche a riflettere sul fatto che la nostra vita non dipenda da un telefono, da un selfie o da un social.

Penso a quella sera – si legge nel post – a quando la vita di Niccolò è finita. Penso ai tanti cellulari che illuminavano l’indifferenza. Eppure, la vita non è un selfie. La vita è fatta di attimi, belli e brutti. Gioie e dolori. Luci e ombre da immortalare non con il telefonino, ma con una mano tesa e sempre pronta per aiutare. Perché noi ragazzi siamo portatori del dono grande della vita, e siamo in assoluto la cosa più bella che ci sia.
E allora andateci, in discoteca. Tornateci. Andateci e tornateci di nuovo. Ballate, divertitevi, urlate, e spaccate il mondo. Non stancatevi mai del vostro divertimento. Alzate le mani, quando il dj metterà la vostra canzone preferita e provateci, a toccare il cielo con un dito. Provateci con tutto voi stessi. E poi, amatevi. Guardatevi negli occhi e non aspettate il momento giusto. Perché non c’è un momento più giusto di quello che starete vivendo. Tornate a casa felici, consapevoli di avere dato il massimo per chi vi sta vicino. Andate a letto felici di esservi guardati negli occhi, con i cellulari spenti, e di aver riconosciuto nell’altro quella sfumatura di luce che ci rende così diversi ma così incredibilmente affini. La fotocamera del cellulare vi impedisce di vedere ciò che va oltre l’immagine. Non coglie i sentimenti. Da oggi siate pronti a piegarvi per gli altri, perché c’è sempre qualcuno che ha bisogno di voi, anche quando voi non lo vedete. Non fatevi trovare impreparati. Perché quella è l’occasione giusta per aiutare, e potrebbe non esserci una seconda volta.
Ci sono promesse e promesse. Ci sono carezze, baci, frasi, ricordi e pensieri silenziosi. Ci sono promesse e promesse. Presenze che lasciano il segno. Persone che vengono e che vanno, che lasciano le chiavi di un mondo incredibile. Fuori dagli schemi. Un mondo pieno di vita che aspetta solo voi. Che aspetta solo noi. Basta coglierlo, è lì. E non dimentichiamoci mai del dono, grande, che ci è stato dato. Perché vivere, non è esistere. Vivere è lasciare il segno.

Intanto in Spagna le indagini sull’aggressione al ragazzo toscano proseguono, uno dei colpevoli, Rassoul Bissoultanov, resta in carcere, mentre la discoteca – incredibilmente – ha riaperto pochi giorni dopo il pestaggio; nel frattempo il papà di Niccolò, Luigi, lancia un appello via Facebook per avere maggiori informazioni sulla sera in cui suo figlio è stato ucciso, proprio servendosi dei tanti filmati (alcuni passati anche dai più importanti tg nazionali) girati nella discoteca catalana.

Vorrei fare una richiesta ai tanti ragazzi italiani presenti nella discoteca St.Trop’s Disco di Lloret de Mar la sera del 11.08, anzi la mattina del 12.08, il giorno della morte di mio figlio Niccolò – scrive Luigi – chiedo la cortesia di farmi avere in maniera anonima il filmato (anche se solo di pochi secondi) di quanto è successo a Niccolò, e nella maniera che ritiene più opportuna (mail, per posta, come vuole). Lo chiedo per cercare di capire quanto è accaduto e non altro. Un grazie per quanto vorrete fare per aiutarmi.

Nel post del papà di Niccolò ci sono tutti i suoi riferimenti:

Ci sono senz’altro tanti, troppi perché che resteranno senza risposta, anche se il tempo, le indagini, le testimonianze daranno una fine, almeno dal punto di vista legale, a questa vicenda straziante.

Perché tre giovani hanno deciso di massacrare un ragazzo pressappoco loro coetaneo.

Perché i ragazzi presenti abbiano preferito usare i loro smartphone per avere dei video dell’aggressione, come fosse un macabro, orribile ricordo di quella vacanza spagnola, e non si siano precipitati in massa per allontanare Niccolò dai suoi assassini.

Perché si debba perdere la vita a 22 anni per una spinta di troppo.

Perché il cassetto dei sogni di due ragazzi bellissimi, felici, innamorati, debba essersi richiuso così bruscamente, così presto.