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Quando Evan Rachel Wood confessò: "Sono stata violentata due volte"

Evan Rachel Wood e i due abusi sessuali subiti in gioventù: la coraggiosa confessione dell'attrice in una lettera aperta pubblicata anche sul suo profilo Twitter.
Fonte: web

In pubblico appare come una giovane donna forte, determinata, capace di interpretare ruoli anche piuttosto fuori dall’ordinario, una cintura nera di  Tae Kwon Do con una vita sentimentale piuttosto tormentata e nessun problema a esporsi, anche sulla propria sessualità

È stata legata, per due volte, alla controversa rockstar Marilyn Manson, prima nel 2007 e poi dal 2008 al 2010, e due volte all’attore Jamie Bell (l’interprete di Billy Elliot, per capirci), conosciuto nel 2005 sul set del videoclip dei Green Day Wake me up when September ends, poi lasciato, poi ritrovato nel 2011. Un figlio con lui, nato nel 2013, prima della definitiva separazione, avvenuta un anno più tardi. Nel frattempo, sempre nel 2011, l’ammissione della bisessualità, che l’ha resa una paladina nella difesa dei diritti della comunità LGBT.

Insomma, Evan Rachel Wood ha soli trent’anni e una carriera, una vita privata e un impegno per i diritti civili di omosessuali e bisessuali davvero notevoli; eppure, nel passato dell’attrice venuta dalla Carolina del Nord ci sono due ombre davvero pesanti da sopportare, tanto che, dopo anni passati cercando di dimenticare e di tenere nascosto quanto le è successo, nel novembre del 2016 decise di fare l’ennesima, toccante e ammirevole confessione della sua vita.

Ho subito abusi fisici, psichici e sessuali.

Evan Rachel ha lasciato esplodere la bomba, confidando la sua drammatica esperienza di violenza in una lettera aperta inviata al giornalista Alex Morris, in occasione di un’intervista con la celebre rivista Rolling Stones.

Ma c’è di più: sincera e coraggiosa fino in fondo, l’interprete di True Blood non ha avuto paura di ripubblicare la medesima lettera sul proprio account Twitter, permettendo a tutti i suoi follower di venire a conoscenza di quanto le è accaduto in gioventù.

Penso che viviamo in una società dove non possiamo tacere troppo a lungo, e io certamente non posso.

Scrive Evan nella lettera, prima di descrivere le due esperienze terribili che l’hanno vista protagonista. L’attrice, infatti, ha dichiarato di essere stata abusata prima dal fidanzato dell’epoca, e in un’altra occasione dal proprietario di un bar. In entrambi i casi, a lungo si è domandata se la colpa non fosse sua.

La prima volta non capivo se, essendo stato compiuto da un partner, potessi parlare comunque di stupro, fino a quando non è stato troppo tardi. E la seconda volta ho pensato che fosse colpa mia, che avrei dovuto lottare di più. Ma ero spaventata.

Il suo carattere forte e per nulla portato al vittimismo l’hanno convinta a tacere per tutti questi anni, perché

Non volevo attirare l’attenzione, o farne una questione di stato, o sentirmi dire “Non è stato davvero uno stupro”.

Ma poi, alla fine, dopo tanto tempo, Evan si è decisa a parlarne, a raccontare quei drammatici episodi del proprio passato, soprattutto perché, non lo vuole negare, le ripercussioni psicologiche dovute alle due violenze subite sono notevoli anche ora, a distanza di anni.

So perfettamente che in nessuno dei due casi fu colpa mia. Accadde tutto molto tempo prima che tentassi il suicidio, ma sono sicura che quei due episodi furono una delle cause che mi spinsero in quella situazione.

Evan non ha nessuna voglia di fingere che “tutto vada bene”, che abbia superato la cosa.

Sono ancora in piedi. Sono viva. Sono felice. Sono forte. Ma non sto ancora bene. Bisogna ricordare che il dramma di pochi minuti si può trasformare in una lotta con se stessi che dura una vita intera. […] Non è che sia una cosa che insuperabile: è che non sei più la stessa, o forse ancora non sei riuscita ancora a tornare a essere la stessa.

Il suo, quindi, vuole essere un messaggio di conforto e di vicinanza a tutte le donne vittime di violenza, che spesso vivono nel silenzio perché troppo imbarazzate per parlare di quel che hanno subito.

Io mi rifiuto di vergognarmi. Dobbiamo parlarne, perché è qualcosa che di solito viene nascosto sotto il tappeto come se non fosse un grande problema. Mi rifiuto di accettare che sia una cosa “normale”. Invece è un problema reale.

Naturalmente, oltre alle migliaia di like ricevute dal post, sotto il tweet della lettera sono comparsi anche moltissimi commenti di ringraziamento nei confronti della giovane interprete, di ragazze e donne che  si dichiarano grate per aver voluto condividere un’esperienza tanto importante e aver dato l’esempio per fare altrettanto, per abbattere il muro di vergogna che spesso costringe le vittime a scegliere di tacere per dimostrare che gli unici a provare rimorso e imbarazzo dovrebbero essere solo i carnefici.

Brava Evan, per l’ennesima volta hai dimostrato il tuo coraggio.