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Quando Reeva scrisse a Pistorius: "A volte mi fai paura" e quelle parole di lui

Dopo quattro anni e mezzo c'è ancora mistero sulla morte di Reeva Steenkamp. Fu omicidio volontario o incidente? Intanto, lei scriveva a Pistorius "Mi fai paura"
Fonte: web

La teoria dell’omicidio premeditato, la difesa basata sull’accidentalità del fatto, le parole della signora June e quei messaggi che esprimevano chiaramente il timore e la paura. A quattro anni e mezzo dalla morte di Reeva Steenkamp il mistero avvolge ancora quella drammatica notte di San Valentino del 2013, quando il fidanzato, l’atleta paralimpico Oscar Pistorius, la uccise con quattro colpi di pistola nella casa in cui convivevano, a Pretoria.

Da allora, in realtà, di chiarezza sull’uccisione della bellissima modella sudafricana che il 19 agosto 2017 avrebbe compiuto 34 anni ne è stata fatta davvero poca, anche se Pistorius è stato riconosciuto colpevole e condannato, il 6 luglio 2016,  a 6 anni di carcere (che potranno diventare 2 in caso di buona condotta) dalla corte di prima istanza; la pena è stata aumentata di un anno rispetto a quanto stabilito nel primo processo svoltosi nel 2014, in cui l’atleta era stato condannato a 3 anni per omicidio colposo, dato che, dopo il ricorso in appello della procura di Pretoria nel novembre dello stesso anno, l’imputazione è stata cambiata in omicidio volontario con attenuanti (voluntary manslaughter). Pistorius potrebbe comunque ottenere, nel luglio del 2018,  la libertà sulla parola.

Il fatto è che, fin dal principio, nessuno ha mai dubitato che il  responsabile dell’omicidio di Reeva fosse il compagno, che frequentava in realtà da poco, appena tre mesi, dato che proprio Pistorius stesso chiamò l’amico Justin Divaris subito dopo il crimine per confessargli ciò che aveva fatto, e ammise subito le sue colpe davanti alla polizia durante l’interrogatorio, il 14 febbraio. Quello che tuttora lascia perplessi e divide inquirenti e opinione pubblica è se si sia trattato davvero di una tragica fatalità, come Oscar sostiene, o se invece l’uccisione di Reeva non fosse stata premeditata, o comunque volontaria. Ed è proprio qui che entrano in gioco le parole di lui, ma anche quelle della madre della ragazza, e soprattutto quei messaggi che Reeva avrebbe inviato al fidanzato solo 20 giorni prima di morire.

Ho ucciso il mio tesoro

Fonte: web

Il mio tesoro, ho ucciso il mio tesoro. Che Dio mi faccia morire.

Queste sono le parole che Pistorius avrebbe pronunciato subito dopo aver sparato alla fidanzata, nella telefonata fatta al miglior amico Justin Divaris, alle 3.55 della mattina del 14 febbraio.

C’è stato un terribile incidente, ho sparato a Reeva.

Avrebbe detto Oscar, mentre Divaris ha affermato di avergli chiesto se la ragazza stesse bene, e se il colpo fosse partito per sbaglio.

No. Non sta bene – gli rispose lui – Devi venire qui.

Una volta arrivato a casa di Pistorius, però, Justin l’avrebbe trovata già chiusa con i sigilli dalle forze dell’ordine, e posta sotto sequestro.

Nei giorni successivi al delitto i media locali hanno ricostruito la sequenza della sparatoria: il primo colpo sarebbe stato esploso in camera da letto, dove è stato ritrovato un bossolo, colpendola all’anca, mentre gli altri tre avrebbero colpito Reeva in bagno, dove aveva tentato di rifugiarsi, alla testa, alla mano e al braccio, alzato istintivamente per ripararsi.

Nella casa è stata però ritrovata anche una mazza da cricket insanguinata, mentre alcune indiscrezioni trapelate da fonti vicine alla polizia sudafricana,  ma mai ufficialmente confermate, parlerebbero anche di una frattura al cranio della ragazza. Cosa che, probabilmente, rafforzerebbe l’ipotesi del delitto intenzionale.

Eppure, il campione paralimpico ha sempre sostenuto in aula di avere agito credendo che fosse in atto nell’abitazione un tentativo di rapina, e di aver sparato perché aveva scambiato Reeva per un ladro.

È stato un errore. Volevo solo proteggerla – disse durante la prima udienza in tribunale a Pretoria, nell’aprile del 2014, prima di rivolgersi ai familiari di lei – Non riesco nemmeno a immaginare il dolore e la sofferenza e il vuoto che ho causato alla vostra famiglia. Stavo semplicemente cercando di proteggere Reeva. Posso assicurarvi che quella notte andò a letto sentendosi amata. Ho cercato di mettere queste parole su un foglio molte volte e scrivervi una lettera ma le parole non sono sufficienti.

Pistorius, in quell’occasione, affermò anche di rivivere quel momento terribile durante la notte, e di essere angosciato dal pensiero di ciò che aveva fatto accidentalmente.

Non c’è un momento da allora in cui non penso alla sua famiglia. Mi sveglio ogni mattina e siete le prime persone a cui penso, le prime per cui prego. Mi sveglio la notte con l’odore del sangue e sono terrorizzato. Ho paura di dormire e ho una guardia del corpo fuori della mia camera. Sono sotto antidepressivi.

L’accusa, invece, ha sempre portato avanti tutt’altra teoria, parlando della gelosia come possibile movente della furia omicida di Pistorius. Oscar, racconta Vanity Fair, sarebbe infatti stato geloso dell’amicizia di Reeva con Mario Ogle, un artista all’epoca ventiquattrenne protagonista di un reality show al quale aveva partecipato anche la ragazza. Ci sono inoltre altri particolari che si aggiungono al profilo del Pistorius instabile mentalmente che avrebbe ucciso la fidanzata a sangue freddo. Le parole di June Steenkamp, ad esempio, madre di Reeva, ma soprattutto gli SMS inviati da lei al fidanzato.

Ho paura di te

Fonte: web

June Steenkamp rivelò, pochi giorni dopo la prima sentenza che avevano condannato Pistorius a cinque anni, alcune confidenze che Reeva le avrebbe fatto a proposito del fidanzato, con cui si frequentava da tre mesi.

Reeva mi aveva confidato che non aveva mai avuto rapporti con lui – disse la signora Steenkamp in quell’occasione, in una testimonianza riportata da Vanity Fair –  Dividevano lo stesso letto, ma lei aveva paura di portare la loro relazione a quel livello. Questo perché avevano problemi di compatibilità.

Sapeva nel profondo del suo cuore che non sarebbe mai stata felice con un uomo instabile, aggressivo e lunatico e quindi, quella notte, aveva deciso di chiudere la relazione. È stata una disgrazia per Reeva incontrarlo, perché prima o poi avrebbe ucciso qualcuno. Ne sono profondamente convinta.

Ma non ci sono solo le dichiarazioni della mamma di Reeva; la stessa ragazza aveva inviato al fidanzato un SMS il 27 gennaio 2013, appena venti giorni prima di morire, letto poi durante le prime udienze davanti alla Corte di Pretoria.

A volte mi fai paura.

Questo era il testo del messaggio mandato da Reeva a Oscar, subito dopo che lui l’aveva accusata di aver fatto la sciocca con un altro uomo.

A volte sono spaventata da te, dal modo con cui mi affronti di petto, e da come reagirai nei miei confronti – scriveva – Quella che stiamo vivendo è una relazione con un doppio metro. Ogni cinque secondi a me tocca sentire che tu sei ti sei visto con un’altra ragazza.

Sei uscito con un sacco di donne, eppure ti arrabbi se io menziono qualche aneddoto divertente a proposito di qualcuno con cui sono stata per parecchio tempo.  

Non si sa se quelle parole, lette prima della tragedia, avrebbero potuto in qualche modo evitarla, e nemmeno perché la madre, se davvero era preoccupata per la figlia, non abbia cercato un modo per intervenire, per allontanarla da Pistorius, anche se Reeva era una persona adulta e indipendente che poteva scegliere della propria vita in autonomia. Non sappiamo se fosse davvero spaventata da Pistorius e se temesse seriamente di poter essere minacciata dalla sua gelosia, così come non sapremo mai nemmeno se quella terribile notte si trattò veramente di un assurdo incidente, o se quello della modella sia stato un assassinio deliberato.