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Franca Valeri: "I miei uomini mi tradivano e lo sapevo, ma non importava purché..."

Franca Valeri e il suo rapporto con gli uomini della sua vita e i loro (tanti) tradimenti: "Gelosa sì, ma guai se l'altra gli avesse lavato i capelli!"
Fonte: web

97 anni, di cui 75 spesi fra palcoscenici e cineprese; è vero, non si dovrebbe mai dire l’età di una signora, ma nel caso di questa, signora, si può fare un’eccezione. Perché Franca Valeri è la signora dello spettacolo italiano, che, attraversando generazioni e crescendo con il suo stesso pubblico, ha spaziato dalla radio al teatro, dal cinema alla televisione, non disdegnando libri e musica (è stata anche una regista di opere liriche). Una vera artista a tutto tondo, con personaggi, come la sora Cecioni o la signorina snob, diventati vere e proprie fonti di ispirazione per tutta una schiera di aspiranti eredi, e dei miti per tutti i ragazzini degli anni Sessanta e Settanta cresciuti con lei.

Franca Valeri ha raccontato, con i suoi ruoli, le sue interpretazioni, epoche diverse di un paese che ha dovuto rimboccarsi le maniche per ricostruirsi dopo le guerre mondiali, che ha visto il boom economico e rivoluzioni fondamentali che ne hanno stravolto l’assetto sociale e culturale. Ma il cambiamento dei tempi lei, nata Norsa (un cognome di origine ebraica che poteva essere davvero “pesante” ai tempi della guerra), diventata Valeri solo negli anni ’50  su suggerimento dell’amica Silvana Ottieri, che in quel periodo stava leggendo un libro del poeta Paul Valéry, lo ha vissuto anche sulla propria pelle, nella vita privata, improntata tutta all’amore: per la propria arte, indiscutibilmente, ma anche per i suoi uomini.

Due in particolare, quelli che più di tutti hanno lasciato il segno in lei: il marito Vittorio Caprioli, attore e regista conosciuto negli anni ’40, una storia “durata una decina d’anni“, dice lei, e poi Maurizio Rinaldi, direttore d’orchestra scomparso nel 1995, quello che definisce “un vero, grande traditore“.

Già, perché il punto è proprio questo: Franca ha sempre avuto come una sorta di atteggiamento “distaccato” verso il tradimento, considerandolo, se non proprio connaturato all’essere stesso dell’uomo (inteso proprio come essere maschile) perlomeno non giudicabile acriticamente. Non ha mai condannato chi lo commette e neppure chi, come lei, lo accetta in ragioni di ben più nobili sentimenti; e questo nonostante, proprio in virtù del cambiamento dei tempi, l’approccio di una donna al tradimento, suo o del proprio partner, sia cambiato anch’esso e non sempre, sostiene, positivamente.

Intervistata da Repubblica nella sua casa di Trevignano, Roma, nella villa che ha donato al WWF, Franca Valeri nel raccontare i suoi uomini racconta anche le loro infedeltà, confessate e persino spontaneamente affrontate nei discorsi di coppia. Due i grandi amori, lo abbiamo detto.

Uno è mio marito, Vittorio Caprioli – dice – Uomo molto attratto dalle donne. Amava piacere e ci riusciva con la sua simpatia e qualche bassezza, tipo la chitarra e le canzoni napoletane raffinate, alla Murolo. Comunque era molto attaccato al nostro rapporto. Il mio guaio con gli uomini è stato sempre quello di rendermi indispensabile. Una specie di roccia, un sostegno nella vita e nel lavoro. Intanto loro facevano un po’ quello che volevano. Non ho mai fatto scenate né sventolato valigie. Con Vittorio è durata una decina d’anni. Poi, per trent’anni, sono stata con un vero, grande traditore. I direttori d’orchestra sono così: pericolosissimi. Magnetici poli d’attrazione. Consideri che lui aveva quattordici anni meno di me: tanti. Impossibile ignorare, anche perché raccontava. La sua memoria delle donne ripassate era topografica.
‘Quella piazzetta dove incontravo la cassiera’. Oppure: ‘Lì a destra il marito ha preso a schiaffi Monica’. E io: ‘Ma tu dov’eri?’. E lui: ‘Me n’ero annato un momento prima’. Parlava romanesco, il che gli dava una strana nobiltà. Non si può sapere tutto quello che abbiamo vissuto insieme. Sono riuscita a fargli un piatto di spaghetti al pomodoro in un albergo finlandese alle due di notte. Per fortuna era giugno e il cielo era chiaro.

Essere consapevole dei tradimenti e perdonare, qualcosa che potrebbe sembrare del tutto inconcepibile al giorno d’oggi, e la Valeri lo sa bene, che i tempi sono cambiati e le donne non sono più disposte ad accettare, a essere geishe silenziose e servizievoli verso i proprio uomini. Se lei ha scelto di parlare del tradimento nel suo libro Lezioni d’amore (nottetempo), che riunisce interventi di alcuni scrittori sulle varianti del rapporto amoroso, perché lo trova

… drammatico, teatrale. È una rottura delle regole. Un temporale. Comporta pensieri, ripensamenti, casi di coscienza Essendo un’amante della musica lo sento simile a un si bemolle, nota non felice.

Sa benissimo che, rispetto a ieri, l’approccio di uomini e donne verso il tradimento è mutato, radicalmente. Quel che non è mai cambiato, semmai, è il gene insito nell’uomo stesso, di “traditore”.

Nelle vecchie famiglie borghesi o nobili, di gente morale, perbene, il padre o il nonno aveva quasi sempre un’amante-moglie parallela, con un figlio non riconosciuto e identico a lui. A volte si sviluppavano delle solidarietà fra moglie e amante, che dopo un po’ si scambiavano volentieri opinioni sull’oggetto. Questo per dire che l’uomo è traditore per natura: lo è sempre stato. E di solito la moglie si rassegnava a quest’evidenza. […] Ora il tradimento rompe subito gli argini. Le donne non ammettono più d’essere tradite. Per carità, il perdono no! Inutile sentimento corrosivo, che per di più mette in discussione la conquistata parità. È di data recente l’inammissibilità della mala condotta, con la conseguente frequenza caotica di separazioni e divorzi. Inoltre, spinta da una nuova leggerezza, la donna s’è messa a capeggiare le vicende sessuali. Basta con l’avvilimento delle scoperte: il frugare, i capelli sulle giacche, i rossetti sulle camicie. No al tradimento passivo! Sì a quello attivo!

Fonte: web (Franca Valeri con Sophia Loren ne Il segno di Venere)

A essere cambiata è la mentalità femminile, dice Franca, perché, se è vero che una volta le donne non tradivano perché

Decidere di andare a letto con un altro uomo era una decisione grossa, impegnativa.

Ora invece vivono la sessualità con più leggerezza, che non significa certo superficialità, ma piuttosto in maniera meno ipocrita.

Ora la donna riconosce a se stessa l’importanza del fatto fisico con più facilità. Non che prima non pensasse all’amore e al sesso. Lo ha sempre fatto, e anche tanto. Solo che era un suo segreto. Adesso molto meno. In ogni caso, una volta che la donna ha deciso di tradire, se la gode un mondo, essendo molto predisposta al sesso. È tentatrice e vittima per natura. Vulnerabile, certo, ma anche assai dedita al lavoro di attrazione. Che in lei è una faccenda complicata, perché al contrario del maschio se la deve un po’ giustificare: deve capire perché un uomo le piace. Ma quando ci riesce non vede ragioni per rinunciarvi.

Se pensate però che Franca perdonasse le infedeltà dei suoi uomini a cuor leggero, vi sbagliate di grosso; era gelosa, certo, come racconta nella sua autobiografia, Bugiarda no, reticente, edita da Einaudi (disponibile anche su Amazon), solo che il suo ordine di importanza delle cose, nel rapporto a due, si basava su altro, al di là del mero atto fisico sessuale: si basava su gesti quotidiani, semplici, piccoli ma di un’intimità profonda.

Quando si ama qualcuno è più affascinante possederlo con i gesti della vita che con quelli del sesso. Lui [Maurizio Rinaldi, ndr] faceva sempre un bagno caldo prima di dirigere. Mentre lo insaponavo vedevo dalle sue labbra che ripassava la partitura. Poi uno scatto: ‘Basta. Mica sò sporco’. Che una stesse nel suo letto mezz’ora prima d’incontrarlo non mi faceva piacere, ma se gli avesse lavato i capelli l’avrei uccisa.

Di una cosa però Franca è certa, e la consapevolezza gliela dà non solo l’esperienza di vita, ma proprio quei tempi che sono cambiati, non sempre in meglio. La fedeltà è cosa rara, rarissima, per molteplici ragioni diverse.

 Dolori, malattie, noia.

E poi c’è una precocità errata, una frettolosità nei giovani che apre loro le porte del sesso troppo presto, ma altrettanto presto li fa stufare.

 Si sono aperte troppe porte, si è parlato troppo di sesso. E i giovani lo fanno troppo presto. Il che, fatalmente, accorcia la vita. Se si comincia a far l’amore a tredici anni, a cinquanta non se ne può più.