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Sexting, quella "prova d'amore" che può costare la vita

Che cos'è il sexting, l'ennesimo, folle pericolo che corre sul Web e le cui vittime sono, come spesso accade, i più giovani, pronti a prove d'amore assurde che possono davvero costare caro.
Fonte: web

Dei rischi che i nostri figli corrono quotidianamente navigando in Internet, frequentando assiduamente i social o scorrendo da una pagina Web all’altra siamo ormai ben tutti consapevoli, ma, per quanto ci si sforzi con impegno e controlli per tutelare i minori, metterli del tutto al riparo dalle potenziali insidie virtuali – che d’improvviso possono trasformarsi in pericolosamente reali – non è sempre possibile al 100%.

Lasciando il beneficio del dubbio sulla effettiva veridicità della vicenda, su cui sono in molti a sollevare ancora più di qualche perplessità, abbiamo visto quanto possano essere letali “giochi” che si sviluppano e diffondono sui  social sulla scia del Blue Whale, il macabro meccanismo che, facendo superare prove assurde e spietate ai giovanissimi, arriva a spingerli persino al suicidio.

Ma non è, ovviamente, solo quello della “Balena Blu” l’unico temibile ostacolo di cui genitori si devono preoccupare: dal cyberbullismo (su cui, fortunatamente, nel nostro paese è stata appena fatta una legge, proprio al fine di prevenirlo e combatterlo adeguatamente) che proprio sui vari social network trova un terreno fin troppo fertile per crescere ed espandersi a macchia d’olio, fino alla sovrabbondanza di contenuti a dir poco inappropriati per i più giovani, dal porno a scene di violenza generosamente dispensate sul Web, il terreno della Rete è minato, quando si tratta della salvaguardia dei nostri figli.

Tra i fenomeni che dovrebbero destare allarme ma molto spesso, invece, passano in secondo piano, c’è poi il sexting; di cosa si tratta? Semplicemente, si chiede di inviare, magari tramite applicazioni come WhatsApp o Messenger, foto di se stessi nudi, o in pose provocanti. Lo fanno, ad esempio, i ragazzini  con le fidanzatine, oppure, in generale, ragazzi che sanno di piacere a qualche coetanea, compagna di scuola o amica. Naturalmente il sexting può proliferare proprio grazie ad applicazioni come quelle sopra citate, ma anche tramite piattaforme social come Instagram o Snapchat, che puntano proprio, in maniera esclusiva, all’esposizione di foto, selfie e video.

Come detto, talvolta il fenomeno può essere sottovalutato rispetto alla reale proporzione del problema; per capire concretamente di cosa stiamo parlando, questi sono alcuni dati che riguardano il sexting.

Sexting: un fenomeno in crescita allarmante

Fonte: web

Il fenomeno del sexting interessa egualmente ragazzi e ragazze, ed è, purtroppo, in costante crescita iniziando addirittura dalle scuole medie. Come riporta Vanity Fair, su 1.112 ragazzi curati nel 2016 dal Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale del Fatebenefratelli di Milano, l’80% ha avuto problemi online, il 40% proprio per l’invio di materiale sexy. Secondo diverse indagini, effettuate da Telefono Azzurro ed Eurispes tra il 2011 ed il 2012, oltre un adolescente su 4 ha raccontato di aver ricevuto sms, mms o video a contenuto sessuale. Ad inviare questo materiale sono soprattutto gli amici (38,6%), il partner (27,1%) o sconosciuti (22,7%). Il 59,2% ha detto di essersi divertito o che gli ha fatto piacere riceverli, un adolescente su 6 è invece rimasto indifferente. Al 20% delle ragazze ha dato fastidio. Il 12,3% degli adolescenti ha ammesso di aver inviato questo tipo di immagini (nel 2011 lo aveva detto il 6,7%). Tra questi, il 41,9% non vede cosa ci sia di male nell’averlo fatto, l’11% ha detto di voler fare uno scherzo, il 16,1% ha detto di averlo fatto con il proprio partner, di cui si fida.
Al 20,5% dei ragazzi, infine è capitato di trovare online proprie foto imbarazzanti, all’11,1% video spiacevoli che li ritraevano. L’associazione Pepita Onlus ha fatto un’indagine sul sexting. Alla domanda “Per quali ragioni hai deciso di condividere un contenuto sessuale ricevuto da un’altra persona?” il 29,5% dei ragazzi ha risposto “Per dimostrare di essere figo”.

Da un’indagine del 2016 condotta da Censis e Polizia postale emerge che circa il 10% dei dirigenti scolastici italiani ha dovuto gestire episodi di sexting – ha spiegato il Commissario capo Rocco Nardulli, responsabile del settore Prevenzione generale  della Polizia postale lombarda – Le famiglie dei ragazzi, disperate, si rivolgono a noi perché scoprono che le foto dei figli sono state pubblicate su qualche sito porno, o girano per la scuola.

Oltre al sexting, esiste anche il sextorsion, fenomeno ancor più grave poiché prevede una vera e propria estorsione, ossia  che qualcuno obblighi una persona a fare qualcosa contro la propria volontà, per ricavarne dei benefici. In questo caso, chi compie il reato costringe la vittima a inviare foto/messaggi/video con un contenuto sessualmente esplicito.
Alcuni ragazzi possono essere costretti a fare sexting dal proprio partner per mantenere viva la loro relazione. A volte, però, le relazioni si interrompono, e può capitare che quelle foto vengano divulgate per vendetta o per gioco. Questo è, ad esempio, ciò che è successo alla povera Tiziana Cantone, suicida dopo la diffusione di un video privato da parte dell’ex compagno.

Le testimonianze delle vittime del sexting sono da brividi, soprattutto se si pensa che stiamo  parlando di ragazze appena adolescenti.

La storia di Elena, 14 anni

Fonte: web

Elena ha raccontato la sua esperienza a Vanity Fair.

Lei aveva un profilo Instagram privato, ma a volte accettava la richiesta di amicizia di qualche sconosciuto. Come Marco, ad esempio, 16 anni, che abita in un’altra città. Iniziano scambiandosi like, poi passano ai commenti-complimento, chattano e decidono di mettersi insieme. Dopo qualche settimana lui le chiede la prima foto via WhatsApp. Poi la vuole vedere nuda: “Se mi ami lo fai“, le dice. Ed Elena acconsente gli manda le foto del suo seno, del suo sedere.

Dopo qualche mese Elena lascia Marco. Lui non accetta la fine della loro storia e la ricatta. “Se mi lasci mando tutte le foto ai tuoi amici e alla tua famiglia“. Sono dovuti intervenire i genitori (che erano all’oscuro di tutto) e la psicologa, Francesca Maisano, del Fatebenefratelli, che, quando cerca di farle capire la gravità del gesto, si sente rispondere: “Dovrebbe vedere che video mandano le mie amiche ai loro fidanzati”. Marco ha promesso che avrebbe cancellato quelle foto, ma qualche amico di Elena, alla fine, le ha ricevute.

Alice, 16 anni

Fonte: web

La testimonianza di Alice è stata riportata da Allegramente.net, un’associazione di genitori, e ripresa a sua volta da uno dei siti gestiti da Telefono Azzurro.

Sono Alice e ho 16 anni. Sono spaventata. Ma tanto! Ieri sera un ragazzo che ho conosciuto online mi ha convinta a fare un video. Lo conosco da un po’ di tempo, parliamo spesso in chat… mi ha detto di avere 17 anni, ma io ora non ci sto più credendo… Mi sembrava simpatico e carino, ci siamo scambiati anche qualche foto, era proprio il mio tipo. Non capita sempre di incontrare in chat ragazzi carini, anzi di solito sono un po’ dei bambini, dicono cose stupide, invece lui… con lui ho parlato davvero di tutto, mi sono confidata, gli ho raccontato di me, della mia famiglia, della mia scuola, dei miei amici… tutto insomma. E lui ha fatto lo stesso. Ieri sera si è connesso in chat, come sempre, questa volta però mi ha chiesto di accendere la webcam… mi ha chiesto di spogliarmi davanti al computer, così mi poteva vedere, e ha registrato il video. Abbiamo chattato e scherzato e io non pensavo ci fosse nulla di male, che cosa può succedere se ci divertiamo un po’? Anzi la cosa mi stava cominciando a piacere… mi stavo divertendo, eravamo amici su Facebook… pensavo di conoscerlo, lui mi piaceva! Ho paura di raccontare quello che mi è successo… del video senza vestiti… Perché dopo un po’ lui ha iniziato a minacciarmi… “Guarda che se lo dici a qualcuno io lo metto su internet”. Per cancellarlo mi ha chiesto in cambio 500 euro o il numero della carta di credito dei miei, io sono andata nel panico e lui mi ha detto “Se non fai quello che ti chiedo lo metto sulla tua pagina Facebook così vedi i tuoi amici come si divertono”. Io alla fine ieri sera ho reagito male, l’’ho insultato e ho spento il pc… Non sono riuscita a dormire per tutta la notte, mi ritorna sempre in mente la cavolata che ho fatto… Ho controllato Facebook per tutto il giorno… ora ho acceso il computer… e ho visto che il video è su YouTube, con il mio nome e il mio cognome ben visibili… anche il mio numero di telefono… Mi è crollato il mondo addosso, tremavo tutta, mi sono sentita svenire… non sono neanche riuscita a prendere il link perché ho spento il pc, l’avrei distrutto se avessi potuto! Ho paura che i miei genitori possano vederlo… se lo vedono sono morta… mi ha pure taggata su Fb… Sono disperata! …non so che fare.

Non sappiamo, ovviamente, se la storia di Alice sia vera o frutto della fantasia di qualche ragazzino – e sinceramente ci piacerebbe tanto che lo fosse – ma ad ogni modo il fenomeno è grave, e serio. Potenzialmente mortale, perché punta a scavare, come gli altri orridi “giochi” online o il bullismo via Web, nelle debolezze più esplicite dei giovanissimi, sulla non accettazione di se stessi e il desiderio di piacere agli altri, sulla carenza di autostima e sulla paura di essere derisi, oppure puniti dai genitori se scoperti. Inutile dire, poi, quanto la rete pedopornografica riesca a nutrirsi di tutte le ragazzine che cadono vittime di questo orrore. Per i genitori vigilare non è facile, lo abbiamo detto in apertura, ma informarsi e non sottovalutare il problema è di estrema importanza, e il dialogo con i figli la prima cosa a cui appellarsi.