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La modella che mostra la cellulite e come le foto perfette sono false (anche senza Photoshop)

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Spora, ecco il mio viso dopo l'incidente: "Questa sono io e la perfezione non esiste"

La blogger Spora è l'ultima, in ordine di tempo, a partecipare alla battaglia per l'accettazione di se stesse e del proprio corpo: "La perfezione non esiste, questa sono io".
Fonte: instagram @sporazza

Più veniamo bombardate da immagini di ragazze bellissime, dai corpi asciutti e super proporzionati, con gambe chilometriche perfettamente levigate e toniche e i volti che sembrano dipinti, più la nostra autostima – già piuttosto traballante, soprattutto quando si è in odor di “prova costume” – vacilla terribilmente, spingendoci in maniera lenta ma inesorabile in un vortice di autocritica distruttiva. Sono dappertutto, nelle riviste, in tv, sui social, e il paragone con se stesse, e con quello che si vorrebbe essere ma non si, è nasce spontaneo, spesso anche eccessivamente negativo.

Per fortuna, però, è in continua crescita anche il partito delle donne che hanno scelto di ribellarsi ai modelli estetici preconfezionati e alle finzioni di bellezza, cercando di aiutare le altre donne, minate nella fiducia in sé, a comprendere che nella stragrande maggioranza dei casi ciò che viene loro proposto sulle copertine patinate o sulle pagine Instagram sono solo immagini sapientemente modificate, “costruite” in maniera tale da risultare assolutamente perfette. Cosa che, naturalmente, è del tutto irreale: perfezione e bellezza non sono sinonimi, ma soprattutto la perfezione non esiste. E se a ricordarlo è anche una modella bellissima come Alice Basso possiamo davvero iniziare a crederci!

Anche la blogger Veronica Benini, in arte Spora, è da diverso tempo una paladina dell’accettazione del proprio corpo e della lotta a quella ricerca della perfezione che non può essere raggiunta perché inesistente.

Motivatrice, scrittrice, presidentA (sì, con la A, come lei stessa ama sottolineare) di StilettoAcademy.com che, organizzando corsi e master vuole appunto aiutare l’universo femminile a prepararsi per affrontare al meglio il lavoro, la famiglia, o semplicemente la vita di tutti i giorni, Spora parla spesso con una sottile (auto)ironia della necessità di fare pace con il proprio corpo, di lasciar perdere le finzioni estetiche e di non farsi ingannare dai vari Photoshop eccetera.

Il suo account Instagram conta più di 10 mila follower, e il suo blog, che porta il suo pseudonimo, è diventato un vero e proprio punto di riferimento per molte donne con problematiche e dubbi esistenziali diversi, perché proprio fra i vari post di sporablog.com ciascuna può trovare la propria tematica, spaziando dalla carriera, ai figli, fino, appunto, al lavoro da fare su se stesse per accettare la propria fisicità, lavoro che inizia, prima di tutto, con la consapevolezza dell’irrealtà delle immagini perfette che ci vengono proposte quotidianamente. Su Instagram Spora ha pubblicato questo post che vogliamo riproporvi, sempre a sostegno della teoria di cui sopra: la perfezione non esiste.

L'ultimo anno di liceo mi sono frantumata metà faccia a sciare. Non sono più tornata sulla neve. Mi hanno operata ricostruendo il seno nasale, lo zigomo e l'orbita dall'interno con tagli dentro la bocca, naso, sotto un occhio e in testa. Sono rimasta deforme per mesi ma non ho mai pensato che non sarebbe andata bene. Il chirurgo mi disse che sarei tornata uguale a prima, ma di non guardarmi allo specchio. Ho sempre avuto fiducia. Avevo l'occhio fuori dall'orbita e il naso tutto da un lato per il gonfiore e le fratture. Un giorno la mamma di una che condivideva la stanza con me mi disse "Ma stai benissimo! Ti sei sgonfiata un sacco!" Allora io fiduciosa mi fiondo in bagno e chi vedo? Quasimodo della Disney: uguale! Mi piglia malissimo per giorni ma poi inizio a vedere che piano piano migliora. Torno a scuola dopo 1 mese con due barrette di titanio intorno all'occhio e una catenella sotto i baffi. Vado in ricreazione coi capelli sciolti sulla faccia e degli occhialoni da sole di mia nonna. Una volta un bimbo per strada si mise a piangere dalla paura, la mamma era costernata e non sapeva dove infilarsi. La vita è difficile per i diversi, e peggio per i brutti. In generale i conoscenti non sapevano cosa dirmi, mentre gli sconosciuti sono presi da una curiosità morbosa che credono li renda invisibili: ti indicano agli altri, commentano roba tappandosi la bocca e non smettono di fissarti. A volte facevo bu! per vedere se reagivano, altre volte l'occhiolino. In quei mesi sentii cosa prova una persona con tratti "diversi", che siano malformazioni, amputazioni o discapacità, carrozzina, colore della pelle, etnia, orecchie a sventola. Capii che la gente è puttana. Quando il gonfiore sparì, anni dopo, rimasi con pezzi di faccia insensibili che negli anni mi avevano resa asimmetrica. Ho ancora il naso in diagonale e disassato, un occhio fuori orbita che rimane semiaperto mentre dormo, il labbro superiore sinistro piatto mentre l'altro lato si esprime per due. Quando vado in TV vogliono disegnarmi la bocca simmetrica e dico NO. Questa sono io e la perfezione non esiste: smettiamo di veicolarla. Sostengo @quelli.del.sabato con #gustidiversi 🖖🏻

Un post condiviso da S P O R A / Veronica Benini (@spora) in data:

L’ultimo anno di liceo mi sono frantumata metà faccia a sciare. Non sono più tornata sulla neve.
Mi hanno operata ricostruendo il seno nasale, lo zigomo e l’orbita dall’interno con tagli dentro la bocca, naso, sotto un occhio e in testa. Sono rimasta deforme per mesi ma non ho mai pensato che non sarebbe andata bene […] Una volta un bimbo per strada si mise a piangere dalla paura, la mamma era costernata e non sapeva dove infilarsi. La vita è difficile per i diversi, e peggio per i brutti.
In generale i conoscenti non sapevano cosa dirmi, mentre gli sconosciuti sono presi da una curiosità morbosa che credono li renda invisibili: ti indicano agli altri, commentano roba tappandosi la bocca e non smettono di fissarti. A volte facevo bu! per vedere se reagivano, altre volte l’occhiolino […] Ho ancora il naso in diagonale e disassato, un occhio fuori orbita che rimane semiaperto mentre dormo, il labbro superiore sinistro piatto mentre l’altro lato si esprime per due. Quando vado in TV vogliono disegnarmi la bocca simmetrica e dico NO.
Questa sono io e la perfezione non esiste: smettiamo di veicolarla.

Spora, anche dal suo blog, lancia spesso messaggi che puntano a motivare le donne, soprattutto le più giovani, per imparare a piacersi.

Negli ultimi due anni sono aumentati i commenti e post che mi danno della cicciona, oppure ragazze carinissime e bene intenzionate proprio perché mi apprezzano che mi dicono che dovrei dimagrire o vestirmi meglio o coprire difetti o “punti deboli” per apparire più adatta al mio ruolo. Più perfetta. Ho capito che più sali, più si aspettano che tu sia ineccepibile. Più sali, più ti allontani dalla normalità della ragazza della porta accanto, e questo lo vediamo molto bene nella macroscala delle fashion blogger super top, che diventano sempre più magre. Io non sono perfetta, sono normale come normali siamo tutte, ossia normale come una diversità enorme di persone perché non c’è un canone. Non esiste, leviamocelo dalla testa. Ed è importante che la normalità sia la regola, soprattutto quando “sali”. Se penso alle mie abitudini e forma fisica come la media delle italiane, e penso poi a come vengo criticata in nome dei canoni della perfezione alla quale dovrei tendere, mi sento malissimo. E non mi sento male perché mi faccia effetto, bensì perché lo fa a tantissime altre e non dovrebbe. Pensare a sé come a un corpo che ha dei difetti è un pensiero sbagliato in partenza. Noi siamo la nostra persona, non il nostro corpo. Il corpo è un abitacolo che occupiamo, ma non è il nostro essere. Essendo un abitacolo possiamo trattarlo più o meno bene, e in molti infatti ti dicono ma come fai a non trattare meglio il tuo vettore, il tuo ospite? Non lo so, gli direi, io me la godo così e mi piace pure, non ci vedo niente di sbagliato nel mio corpo, mi sento bene e mi piace mangiare anche male. Quel che voglio puntualizzare è che non si può essere definite e quindi criticate, giudicate e catalogate in base al corpo che abitiamo, ma il problema è che questo comportamento indotto e subito è diventato la norma. Le ragazze ormai vanno al mare coi pantaloncini pur di non mostrarsi in costume perché si vergognano. Siamo all’autocensura. Il problema è che lasciamo la nostra opinione sul nostro corpo dettare regola, invece di farlo noi. Ecco perché invece di punti deboli fisici, ho risposto parlando di punti deboli al cervello. Ma più che al cervello, che è offensivo, abbiamo dei punti deboli d’autostima e di giudizio logico. Chi lo fa si scorda una cosa molto importante che sono le qualità delle persone dentro a quei corpi. E siete voi che vi perdete una bella fetta della vita, siete voi giudicanti che avete un problema con i vostri corpi e per riflesso coi corpi degli altri.
Non siamo noi ad averli. Pretendere la perfezione e l’ineccepibilità di chi ha molta visibilità equivale a pretenderla per altri al nostro posto perché noi sentiamo che non ce la possiamo fare, mentre chi è lassù, siccome è famoso, allora ce lo deve. Ogni tanto mi dite proprio così: tu che ci lavori, dovresti fare attenzione.

E invece no, proprio no, anzi no.

Pretendere la perfezione da chi è famoso è caricare non lui/lei di responsabilità, ma l’umanità intera perché così facendo stiamo rinunciando alla nostra normalità come canone di base, relegandola agli esseri sovrannaturali grazie a photoshop perché ci dettino legge dai confini dell’impossibile, rendendoci per sempre insoddisfatti e infelici.
Pretendere la perfezione da chi è in vista equivale a sotterrarci in una normalità banale e imperfetta per nostra decisione, e in quanto tale relegata allo statuto di inaccettabile. La perfezione nelle donne normali è un concetto soggettivo e dobbiamo accoglierlo. Io ho un bel culo ma delle braccia da quarantenne che, guarda un po’, è proprio la mia età. Ma la differenza è che io non mi vergogno di avere le braccia da quarantenne perché appunto per una della mia età sono normali, non sono un cancro da sradicare. Se mi piacerebbe non averle? A volte si, e se proprio volessi non averle farei la dieta e andrei in palestra come fanno moltissime donne che vedi coi bicipiti ben scolpiti. Ma io non sono così.
Quindi o mi accetto come sono e decido di piacermi, o faccio qualcosa per cambiare quel che non mi piace, come quando aumento troppo di peso e mi faccio un Riducella dalla Cinica per perdere qualche centimetro e rientrare nel tubino.

Migliorarsi sì, dunque: cercare di cambiare ciò che proprio non ci piace, lavorare per migliorare i nostri punti critici è accettabile, anzi degno di stima, ma diventare schiave di un concetto estetico e sentirsi inadeguate rispetto a esso, questo è lo sbaglio da non fare: perché non è reale, non è vero, perché tutte, anche le modelle bellissime, hanno dei difetti o dei punti deboli, e non ci si può far condizionare da un programma di modifica delle immagini per decretare che siamo esteticamente da buttare.

In fondo è questo il vero messaggio di Spora: essere noi stesse significa essere delle donne normali, come la quasi totalità delle donne di questo mondo, senza trucchi né inganni. E non dovremmo permettere, mai, che sia Photoshop, né nessun altro, a minare questa certezza.