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"Mi ha detto 'Ti amo, mamma' e poi ha chiuso gli occhi". La straziante storia di Nolan

Nolan se n'è andato, a soli 4 anni, per un tumore incurabile. Noi vogliamo raccontarvi la sua storia, e quelle ultime parole sussurrate a mamma Ruth.
Fonte: facebook

Nolan da grande voleva fare il poliziotto, aiutare gli altri, difendere i più deboli. Ma per il piccolo purtroppo c’erano altri programmi; così Nolan, a soli quattro anni, è diventato comunque qualcuno in grado di proteggere le altre persone, soprattutto la sua mamma: è diventato un angelo.

Perché Nolan combatteva ormai da un sacco di tempo, da un anno, davvero un’infinità per una vita così piccola, con un nemico terribile, ingiusto, impietoso, con un nome strano e quasi impronunciabile, ma dagli effetti devastanti: rabdomiosarcoma alveolare metastatico, così si chiama quel mostro che un giorno ha attaccato il piccolo Nolan, un tumore raro che colpisce il tessuto connettivo, soprattutto nei bambini. Per dodici, lunghissimi, interminabili mesi, Nolan ha lottato come un leone contro il male, accompagnato nel viaggio doloroso fra chemioterapia, analisi, tac e degenza in ospedale dalla mamma Ruth.

Purtroppo, Nolan ha perso la sua battaglia contro il cancro, e lo scorso primo febbraio 2017 il suo corpo ha smesso per sempre di lottare. Era una fine che tutti, compresa mamma Ruth, si aspettavano, nessuno, purtroppo, credeva nel lieto fine, anche perché negli ultimi mesi le condizioni del bambino erano drasticamente peggiorate.

Quando ho portato Nolan in ospedale l’ultima volta -racconta Ruth- sapevo che qualcosa non andava: non mangiava e beveva da due giorni ma vomitava continuamente. Il primo febbraio eravamo seduti con l’intera équipe di medici intorno a noi. Quando l’oncologa ha preso la parola, ho visto nei suoi occhi il dolore assoluto. Era sempre stata sincera con noi, aveva sempre combattuto al nostro fianco. L’ultima tac mostrava grandi masse tumorali crescere e premere contro i polmoni e il cuore, dopo solo 4 settimane dall’intervento chirurgico. Le metastasi ai polmoni erano aumentate e il cancro era diventato resistente a ogni tipo di trattamento. L’unica cosa possibile era alleviare il suo dolore e confortarlo.

Proprio nelle ultime settimane di vita di suo figlio, la coraggiosissima mamma Ruth ha deciso di aprire una pagina Facebook in suo onore, che si chiama proprio NolanStrong, non solo per raccontare le ore passate in compagnia del figlio, ma anche, in maniera molto altruistica, per raccogliere fondi a sostegno della ricerca per tanti altri bambini nel mondo, e per i loro genitori, che stanno lottando contro il cancro.

Uno degli ultimi post condivisi sulla pagina, condiviso più di 640 mila volte e con un milione circa di like, è questo:

Due mesi. Due mesi da quando ti ho tenuto tra le mie braccia, ho sentito quanto mi hai amato, ho baciato quelle dolcissime labbra simili a una torta. Due mesi da quando ci siamo raggomitolati. Due mesi di inferno assoluto e puro.
Da un po’ di tempo pensavo di scrivere qualcosa sugli ultimi giorni di Nolan. I suoi ultimi giorni hanno mostrato quanto mio figlio fosse sorprendente. Quanto era bello. Come fosse fatto di nient’altro se non di amore puro.

Ruth, con un coraggio davvero ammirevole, nel post trova anche la forza di descrivere il momento, terribile, in cui ha chiesto al suo bambino di smettere di lottare, consapevole che non ci sarebbe stato più nulla da fare e che la guarigione era impossibile.

Amore, ti fa male respirare, non è vero?
Beh… sì
Provi tanto dolore, non è vero piccolo?

Tesoro, questo cancro fa schifo. Non devi più combattere
Non devo? Ma lo farò per te mamma!
No tesoro! È questo quello che hai fatto fino ad ora? Hai combattuto per la mamma?
Certo!
Nolan Ray, qual è il compito della mamma?
Proteggermi!
Tesoro… non posso farlo più qui. L’unico modo per tenerti al sicuro è in cielo
Allora andrò in Paradiso a giocare fino a quando non mi raggiungerai! Verrai, giusto?
Assolutamente! Non puoi sbarazzarti della mamma così facilmente!
Grazie mamma! Andrò a giocare con Hunter, Brylee e Henry!. 

Nonostante la sua tenerissima età, Nolan non si è mai lamentato della dolorosa terapia a cui si sottoponeva, né del fatto di dover restare in ospedale per seguire le cure; non perdeva occasione per baciare e abbracciare la sua mamma, perché a lui non importava dove fossero, ma solo che lei gli fosse accanto. Tanto che, l’ultimo giorno, quando Ruth è andata a riprenderlo per portarlo a casa, lui le ha detto che non dovevano per forza andarsene, che potevano pure restare lì, nella stanza d’ospedale che ormai era diventata la sua cameretta. Nelle 36 ore seguenti Ruth e Nolan sono rimasti sdraiati assieme sul letto, guardando filmati su YouTube, ridendo e parlando. Come ogni mamma fa con il figlio, prima di augurargli la buonanotte. Solo che la buonanotte di Nolan è stata per sempre.

Fonte: facebook

Ruth ha chiesto a Nolan se poteva assentarsi alcuni secondi per fare una doccia, prima di cambiarsi per la notte, e lui è rimasto con lo zio e i medici. Quando è uscita dal bagno, ha trovato il suo bambino profondamente addormentato, si è stesa accanto a lui e con la sua mano l’ha accarezzato.

In quel momento è avvenuto il miracolo che non scorderò mai. Il mio angelo ha fatto un grande respiro, si è girato, mi ha sorriso e mi ha detto ‘Ti amo mamma‘. Si è addormentato per sempre mentre gli cantavo nell’orecchio la canzone You are my Sunshine.

Questo bambino con il cuore e la mente di un adulto, che lucidamente discuteva con la mamma di come organizzare il suo funerale e come prepararsi a salutare gli amici, se n’è andato senza neppure chiedersi il perché di quell’ingiustizia. Del perché il destino avesse deciso di portarlo con sé così presto. Lasciando sola la sua mamma, a convivere con la dolorosa consapevolezza di essere sopravvissuta a un figlio, ma anche con la certezza, incrollabile, di avere un angelo tutto per sé, pronta a proteggerla e a sorvegliarla dall’alto. Là dove i mostri cattivi non arrivano, dove non c’è bisogno di lottare, dove Nolan, il bambino che sognava di fare il poliziotto, potrà difendere per sempre la sua mamma con la cosa più grande che c’è: il suo amore.