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Violentata dal padre a 16 anni perché lesbica: "Con gli uomini è meglio"

Un alibi, quello dell'omosessualità della figlia, per giustificare un atto atroce e ingiustificabile.

Violentata dal padre perché lesbica, affinché capisse che fare sesso con un uomo è meglio di farlo con una donna. Questa l’assurdo alibi – posto che non esiste motivazione – per l’ennesimo caso di violenza domestica. Quella peggiore, quella di un genitore che abusa del proprio figlio.

È una storia terribile, e talmente incredibile, quella che arriva da Warwick, nel sud dell’Inghilterra, da far pensare alla classica “bufala” che gira in rete, tanto da spingere anche alcuni siti che proprio di bufale trattano a fare ricerche, salvo dover poi purtroppo ammettere che la notizia, comparsa sul Mirror, è vera e risale agli inizi di marzo 2017 (ma gli abusi a molto prima).

L’uomo, 54 anni, avrebbe ripetutamente abusato della figlia, allora sedicenne, oggi una donna adulta che, forse proprio in virtù del tempo trascorso portandosi dentro il ricordo di quell’incubo tremendo, ha finalmente trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino: quel padre che l’aveva stuprata più volte dopo che lei, appena adolescente, gli aveva confidato di avere dei dubbi circa la propria identità sessuale.

Lei gli avrebbe confessato il suo dubbio di essere lesbica. E lui l’ha violentata, per farle capire che “con gli uomini è meglio”, per darle la prova di cosa significasse avere un rapporto sessuale con un uomo, per convincerla a cambiare idea. Alibi, per abusare di lei, come già aveva fatto con la sorella.

L’uomo, infatti, si era reso colpevole dello stesso, orribile crimine, compiuto sulla sorella maggiore della ragazza, poi scappata di casa. Lei, la più grande, aveva iniziato a essere abusata appena undicenne, ma quando è riuscita ad andarsene da quella casa, ha poi spiegato al giudice, credeva che la sorellina sarebbe stata al sicuro, che lui non l’avrebbe mai toccata. Invece, purtroppo, si sbagliava, e una volta andata via lei le sue attenzioni morbose si sono riversate proprio sull’altra figlia.

Dopo anni passati a lottare contro la depressione e il ricordo atroce di quanto subito, le donne sono riuscite finalmente a far emergere la verità e a portare il padre davanti a un tribunale, dove è stato processato con ben nove capi di imputazione a suo carico (fra cui oltraggio al pudore, atti di pedofilia su minori e ben tre di stupro), dei quali lui si è dichiarato, davanti al giudice, non colpevole.

La Crown Court di Warwick ha raccolto prove e testimonianze che hanno portato alla luce uno sconvolgente passato in cui le violenze sarebbero state perpetrate per più di dieci anni, dal 1980 fino agli anni ’90. In tutto l’imputato, ha sottolineato il giudice Andrew Lockhart, avrebbe continuato le violenze sulle figlie per un totale di 21 anni, infliggendo loro pesanti danni morali e psicologici.

Quando sua figlia di 16 anni si rese conto di essere gay – ha detto Lockhart durante il processo al padre – e, alle prese con la sua identità come molti suoi coetanei, ha deciso di confessarle cosa stava passando, lei ha reagito mostrando rabbia vera e incontrollata, e ha deciso di violentarla per mostrarle il motivo per cui sarebbe stato meglio avere rapporti sessuali con gli uomini rispetto alle donne. Aver ascoltato sua figlia è stato straziante. Lo stupro è aggravato dall’umiliazione che lei le ha inflitto, dimostrando ostilità e disprezzo nei confronti dell’omosessualità.

L’uomo è stato dichiarato colpevole di tutti i reati a lui imputati, e condannato a 21 anni di reclusione: dovrà sicuramente scontare i due terzi della pena, più della metà come accade normalmente, potrà essere rilasciato solo quando il Parole Board (il panel di persone che in paesi come il Regno Unito è chiamato a decretare quando un condannato potrà uscire di prigione dopo aver scontato una parte della pena) lo considererà non a rischio, e sarà iscritto nel registro degli stupratori per il resto della sua vita.

Il giudice ha risposto così all’avvocato difensore dell’uomo, Sally Hancox, che aveva cercato di far leva sul fatto che ormai da diversi anni il suo assistito non commetteva un crimine:

Negli anni ’80, quando tutto è cominciato, sarebbe stato condannato a cinque anni per quel tipo di reato. Oggi, invece, rischia anche l’ergastolo per aver avuto rapporti sessuali con le figlie.

Sottolineando l’immenso coraggio delle ragazze vittime del padre, Lockhart ha poi chiosato dicendo:

Questo caso dimostra che le vittime di abusi saranno sempre ascoltate. Non importa quanto tempo è passato dall’aggressione e chi era il responsabile. Non devono soffrire in silenzio.