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I commenti a questo video su Roba da Donne dimostrano che troppa gente pensa per stereotipi

La verità sul video che ha fatto ridere e, purtroppo, anche discutere. "Vi presento la mia famiglia"

Nei giorni scorsi, un divertente video è diventato virale per caso e decisamente contro la volontà dei protagonisti e, in particolare, del professor americano, Robert Kelly, laureato in Scienze Politiche ed esperto di Corea del Sud, chiamato dalla BBC per parlare della destituzione della presidente coreana Park Geun-hye.
Ma durante il collegamento in diretta, ecco all’improvviso una dolcissima invasione dei figli del professore e, a seguire, il comico intervento della madre:

Il video, in poco tempo, ha fatto il giro del mondo, diventando virale e, apprezzandone il lato comico, lo abbiamo condiviso anche noi sulla nostra pagina Facebook e qui, lo ammettiamo, è successa una cosa che non ci aspettavamo. Anzi due.

Una, se vogliamo, è legittima. E ci riferiamo al fatto che in molte persone hanno trovato l’atteggiamento del professore riprovevole. Il motivo? Aver allontanato secondo loro a malo modo i figli e non aver dedicato loro neppure un sorriso.
Una reazione che definiamo legittima – perché ognuno, per carità, ha i suoi metri di misura -, per quanto però possa essere legittimo giudicare la bontà o meno di un padre (o di una madre) da qualche secondo in cui, tra l’altro, com’è comparsa l’espressione scocciata è comparso anche un sorriso trattenuto.

Chi ha desunto dall’episodio il fatto che il professor Kelly sia un pessimo genitore perché, colto di sorpresa durante un importante momento di lavoro in diretta con la BBC, non ha pensato come prima cosa a prendere in braccio i suoi pupi e giocare con loro, c’è da credere, non ha mai, nella sua vita, dedicato una smorfia scocciata a figli o nipoti in un momento di tensione e mai è stato distratto da qualche incombenza (fosse anche il messaggio di un’amica e non una diretta con la BBC, per la quale, forse, si può anche contemplare una giusta dose di emozione e tensione, no?).

Comunque ci sta. Non ovviamente, quando diventa questo, che si commenta da sé:

L’altra cosa, invece, che ci ha lasciate davvero stupite e ci ha fatto riflettere è il fatto che in moltissime persone abbiamo immediatamente affermato con certezza che la donna che entra, comicamente in scivolata, a recuperare i bambini non è la madre, come invece è, ma la tata

La maggior parte dei commenti, c’è da dirlo, sono in buona fede. Ma non si capisce perché lei debba essere per forza la tata, tanto che alcuni correggono – in nome di che cosa non si sa – chi ha scritto “la madre”

Due commenti sono addirittura violenti e pieni di livore (uno l’abbiamo già visto, l’altro segue)

e altri arrivano pure alla conclusione che di una pessima tata si tratta

Questa storia – che al lato divertente di questo video familiare, aggiunge una nota ben più triste e non per l’atteggiamento di lui di certo – ci dice tante cose che vorremmo non fossero vere.

1. Siamo vittime di stereotipi biechi, che hanno talmente plasmato le nostre menti da non rendercene neppure conto

Tratti orientali uguale “sarà la tata, la filippina, la baby sitter”, chiaro!
Se lei fosse la tata non ci sarebbe nulla di male, ma quello che lascia perplessi è questa pronta convinzione che poggia le basi su una valutazione razziale della donna.

2. Ci bastano pochi secondi per “capire la verità ed emettere le nostre sentenze”. Peccato che entrambe siano sbagliate.

Anni di illustri personaggi a interrogarsi sul senso della vita e sull’animo umano e a noi, figli dell’epoca dei social, bastano pochi secondi per decidere chi è un bravo padre e chi no, se una donna orientale è una tata per di più inadeguata, se il legame che lega due persone è amore o lavoro, ovviamente molto subordinato se lei è coreana. Poi arriva lo stronzo di turno, che molla su Facebook una dedica alla moglie che magari ha cornificato fino al giorno prima e… Santo subito! Ma questa è un’altra storia.

3. Perché non limitarsi a commentare quello che si sa e si vede

Il professore è ricomparso in TV, con la famiglia: questa volta su invito e questi sono i fatti: il signor Kelly vive e lavora a Busan, in Corea del Sud, e Jung-a Kim, guarda un po’, è sua moglie. I bambini sono Marion, 4 anni, e James, il dolce tornado nel girello di 8 mesi. Tra l’altro quel giorno era pure il compleanno di Marion, su di giri dal rientro di una festa all’asilo.

Jung-a era di là, intenta a guardare e registrare l’intervista del marito in TV, che però va in onda con un ritardo tecnico di circa 20 secondi: il tempo che le serve ad accorgersi e fiondarsi al recupero dei bambini e diventare la tata, per quella convinzione razziale che non si premura di conoscere i fatti (ma ovviamente a questo punto qualcuno dirà che è una pessima mamma perché si è distratta un attimo!). Peraltro la donna era terrorizzata dal fatto che l’uomo fosse messo in discussione professionalmente per questo episodio e lui, dal canto suo, ha detto di non essersi alzato perché indossava sì dei jeans (alcuni avevano ipotizzato fosse in mutande), ma sperava che all’inizio la cosa potesse essere risolta dalla BBC con una foto in sovrimpressione a coprire il primo ingresso del piccolo. Quando poi ha capito che così non sarebbe stato, ha pensato di ridurre al minimo il caos.

Potevamo saperlo guardando il video? No.

Potevamo goderci il video, apprezzarlo o meno, criticarlo anche, ma senza arrivare a conclusioni assunte a verità in nome dei nostri preconcetti. Sì.

Morale della storia: la prossima volta proviamo ad aprire le menti e a lasciarci sorprendere, ché il mondo è molto più vario (e pure bello) di come lo vediamo dalla nostra prospettiva.

E chi sa farsi ancora una sana e semplice risata, senza vedere il marcio ovunque.