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Per quanto spesso possa sembrarci lontana e remota, la situazione in Corea del Nord è davvero terribile, fra privazioni delle libertà anche più elementari e obblighi severissimi imposti dal suo giovane dittatore, Kim Jong-un. La testimonianza di chi è riuscito a fuggire dal paese fa uscire allo scoperto verità ancora più atroci di quanto sia possibile immaginare.

Volevamo solo vivere da umani.

Le strazianti parole di Yeonmi Park, fuggita dal suo paese d’origine, la Corea del Nord, risuonano amare e hanno il sapore di un pugno nello stomaco per tutti coloro che, lontani geograficamente, o culturalmente, poco o niente sanno, o immaginano, di quello che avviene in quel paese asiatico governato da Kim Jong-un, erede di una generazione di dittatori brutali, sanguinari, feroci che governa spietatamente dal 1948.

Il suo discorso, tenuto nel 2014 al Summit di One Young Worl di Dublino, non può lasciare indifferenti, perché porta allo scoperto verità atroci, una situazione agghiacciante di privazione totale della libertà e della dignità umana, anche dei più elementari e basilari diritti della persona.

Cosa accade davvero in Corea? Tante sono  le voci che si rincorrono, gli orrori riportati dalla cronaca, alcuni talmente terribili da non riuscire più a distinguere dove finisce la realtà e comincia la leggenda. Di certo c’è che alcune delle cose più semplici ed elementari che noi facciamo nei nostri paesi, nelle nostre città, là non sono permesse dal governo totalitario di Kim Jong-un, in carica dal 18 dicembre 2011. Vietati i film hollywoodiani, ad esempio, si rischia -sembra incredibile ma è la stessa Yeonmi Park a rivelarlo- la pena di morte. Lei, appena bambina, vide un’amica della madre giustiziata per aver visto uno di quei film americani che a noi piacciono tanto. E poi niente utilizzo di Internet, solo una rete telematica creata ad hoc dal governo coreano, niente musica, persino nessun taglio di capelli “libero”:  la moda è quella imposta dal regime, non sono accettate tendenze occidentali.

La sanguinaria dittatura del trentaquattrenne Kim segue la scia di quella del padre, Kim Jong-il, in carica dal 1994 e a sua volta succeduto a Kim Il-sung, il capostipite, e non risparmia nessuno, né membri della famiglia né ministri del governo: è cosa nota che il dittatore ha dato ordine di uccidere lo zio nel 2013, mentre il 30 aprile del 2015 il ministro della Difesa, generale Hyon Yong Chol, è stato giustiziato davanti a centinaia di persone in un’Accademia militare a nord di Pyongyang, con un’arma antiaerea.

Purtroppo sono ancora molti i paesi dove le più fondamentali libertà umane vengono calpestate e i diritti principali dell’essere umano vengono calpestati, ma la Corea del Nord vanta davvero dei record terribili di repressione ed è indubbiamente uno dei paesi più arretrati sotto tutti i punti di vista, proprio a causa del tremendo regime imposto dalla famiglia Kim.

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Fuggita appena bambina dal suo paese, Yeonmi Park ha visto la madre stuprata al suo posto da un intermediario cinese, fino a trovare la salvezza, finalmente, in Mongolia. Ma la sua testimonianza preziosissima riporta alla luce quelle che sono alcune tra le più terribili imposizioni della dittatura di Kim Jong-un.

1. I tagli di capelli

Secondo Panorama, il servizio coreano di Radio Free Asia avrebbe descritto una direttiva del Partito dei Lavoratori agli studenti nel marzo 2014, in cui si chiedeva ai ragazzi di portare i capelli solo come il loro leader Kim Jong-un. Esisterebbe un elenco di 28 acconciature concesse per le donne e di 10 per gli uomini. Alcuni sollevano dubbi sulla veridicità di questa imposizione, sostenendo che si tratti solo di “suggerimenti” e non di veri e propri obblighi.

2. La rigida politica sulla moda

I profughi hanno dichiarato che è vietato portare abiti con scritte in inglese e, per le donne, indossare i pantaloni, così come è obbligatorio indossare il distintivo che riporta le immagini dell’ex leader Kim Il Sung e di suo figlio Kim Jong-un. Assolutamente vietati i jeans, vero simbolo della disprezzata America capitalista.

3. Una sua rete: l’alternativa a Internet

Benché proprio da febbraio  i visitatori stranieri possano usare la connessione 3G del cellulare (smartphone e laptop vengono comunque controllati uno a uno alle frontiere), la Corea del Nord ha il suo Internet: si chiama Kwangmyong ed è una rete isolata, non connessa a quella mondiale. Permette di mandare e-mail, visitare i siti del regime, leggere le news (anche quelle controllate) e accedere a una biblioteca elettronica.

4. L’altissimo numero di prigioni

Numerosissime le prigioni e i campi di concentramento nel paese asiatico: uno dei più “famosi” è il Hwasong (o Campo 16) di cui si è saputo solo nel 2009 e dove si stima siano incarcerati 20 mila prigionieri politici. Secondo le fonti internazionali, come riporta Focus, i detenuti in Corea del Nord sarebbero 200 mila su un popolazione di 25 milioni di abitanti.

5. Un esercito foltissimo

Circa 1,2 milioni di soldati (e più di 8 milioni di riservisti) di cui 180 mila membri scelti: sono i numeri, incredibili, dell’esercito nordcoreano, pari a 49 soldati ogni 1.000 abitanti, senza contare i riservisti. Per fare un confronto, negli Usa sono 5 su 1.000 per fare un confronto.
La gran parte del loro addestramento si basa sull’ipotetica invasione della Corea del Sud, dove sono stati trovati 4 tunnel (che secondo le fonti americane tuttavia sarebbero almeno 20) segreti, in grado di permettere lo spostamento di 30 mila soldati in un’ora. Del resto, se si pensa alle continue minacce nucleari di Kim Jong-un, culminate recentemente con il lancio di un missile potenzialmente di portata intercontinentale nel Mar del Giappone, un esercito tanto massiccio è facilmente comprensibile.

6. La povertà diffusa

Oltre alla mancanza di libertà, molti nordcoreani soffrono anche per le condizioni di miseria estrema in cui versano: il salario medio di un operaio è tra i 1,5 e i 2,5 euro al mese, alcuni sostengono anche meno. Terribile, se si pensa che in Cina, ad esempio,  varia tra i 190 e i 250 euro, che resta comunque una cifra irrisoria rispetto al tenore di vita occidentale.

7. Il divieto di guidare l’auto

Solo i militari e gli ufficiali governativi possono avere l’auto: le targhe che iniziano per 727 sono quelle riservate alle vetture delle più alte cariche del governo. La restrizione ha dato il via a un sistema di taxi illegale, spesso gestito dagli stessi militari e dai membri del partito di governo.

8 Si alla marijuana, ma…

Incredibilmente, il consumo di marijuana è libero in Nord Corea. Attenzione però alla carta usata per fabbricare lo spinello: c’è infatti chi è finito in prigione, colpevole di aver utilizzato carta di giornale dove era ritratto il leader Kim.

9. Anche il nonno e il padre di Kim Jong-un erano dittatori

Come detto, anche Kim Il- Sung, nonno dell’attuale dittatore, aveva instaurato un regime brutale, arrivando persino a far rapire dai servizi segreti il regista sud coreano Shin Sang-ok, costringendolo a girare film sotto il suo regno. Prima di riuscire a fuggire, il regista fu obbligato, dal 1978 al 1986 a girare alcuni film della serie Pulgasari, una sorta di Gozilla con le corna.

10. Tre generazioni di colpevoli

Incredibile ma vero, la legge nordcoreana, in caso di reato, punisce tre generazioni di un “colpevole”. Ad essere inviata al campo di prigionia non è solo la persona che ha violato la legge, ma l’intera famiglia: nonni, genitori e figli del trasgressore sono inviati ai lavori forzati insieme a lui.