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Il bullismo è come una terribile malattia e, quando si diventa oggetto, bisogna avere una forza incredibile per salvarsi. Julia Derbyshire non ce l'ha fatta e il padre ha deciso di ricordarla così.
Fonte: Web

Come ci si sente ad avere sulla coscienza un’anima innocente? Si può convivere con un peso che diventa automaticamente più grande di te? Come si sentono i bulli che hanno portato alla morte Julia Derbyshire, una ragazza troppo fragile per convivere con la vergogna di parole taglienti buttate lì, tanto per fare male?

Questa è la storia di Julia, una tredicenne degli Stati Uniti che, un bel giorno, decide di confidarsi con una sua amica su particolari intimi (ma d’altronde chi è che non lo fa?). Chi di voi non ha mai confidato un segreto alla propria amica del cuore? Purtroppo Julia ha sbagliato, Julia ha scelto un’amicizia che si è rivelata il più madornale dei suoi errori.

Julia racconta della sessualità con la naturalezza più totale, ci scherza su, scappa anche qualche risata tra amiche; tutto va per il verso giusto fin quando quell’amica in cui aveva tanto creduto le ha voltato le spalle e ha fatto presente la loro conversazione a tutta la scuola. Da quel momento, inizia il calvario di Julia e da lì è stato un collegarsi di insulti e abusi fisici e psicologici.

Julia all’inizio è forte, decide di tornare in Inghilterra dal padre ma, si sa! Al giorno d’oggi esiste internet, e su internet ci sono i social network, ci sono i forum… così la ragazza continua a fare guerre online per dimostrare che lei è una grande persona; ma cosa riceve in cambio? Insulti e umiliazioni che contribuiscono a renderle la vita un inferno.

Così, dopo 3 anni, Julia diventa una bellissima sedicenne ma… ma qualcosa in lei campbia: non è più forte, Julia è fragileJulia tenta il suicidio con l’impiccagione. A trovarla in fin di vita è il padre che la porta immediatamente in ospedale. Per i seguenti cinque giorni, la ragazza rimane intubata in un letto di ospedale, completamente priva di sensi. Nonostante la speranza e le innumerevoli preghiere, Julia non ce la fa, Julia se ne va: un altro caso di suicidio dovuto alle chiacchiere, alla violenza… al bullismo.

Sono passati altri due anni, Julia avrebbe dovuto festeggiare i suoi 18 anni insieme alle persone che l’hanno sempre apprezzata, circondata dall’amore della sua famiglia, avrebbe dovuto vivere questa meravigliosa età come dovrebbe fare chiunque; ma Julia non c’è e la sua assenza fa male.

Fonte: Mercury Press & Media Ltd

Adrian Derbyshire (il padre della ragazza), con il dolore del cuore, ha deciso di rendersi utile e di incontrare più di duecento bambini per trasmettere un messaggio positivo. Inoltre, l’uomo ha lanciato una campagna denominata “Sassy“, cui nome è un acronimo in inglese che significa “sostegno contro le ferite auto-inflitte e il suicidio“.

Nel giorno del 18esimo compleanno di Julia, questo padre coraggioso ha condiviso sul suo account Twitter un commovente tweet che ritrae la figlia a pochi giorni dalla sua morte nel suo letto di ospedale:

“Nel giorno del 18esimo compleanno di Julia e per sensibilizzare la campagna Sassy condivido alcune foto di Julia prima della sua morte.”

Quello di Adrian è certamente un gesto coraggioso; il fatto di condividere con il mondo intero la foto della sua “bambina” in fin di vita, così fragile, essere consapevole che non potrà più darle il bacio della buonanotte, che non potrà più gioire insieme a lei dei suoi successi e che non potrà più confortarla nei momenti più bui non è facile. Ma Adrian è un papà forte, pronto a condividere il suo dolore con il resto del mondo e a battersi affinché il bullismo non uccida più; ma soprattutto… con la speranza che nessun altro genitore provi il dolore atroce di seppellire un figlio.