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Parlar male del capo sui social network si può

Cosa si rischia a parlar male del proprio capo su facebook?In tutto il mondo, questo caso sta facendo discutere molto.
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è successo qualche giorno fa: una 27enne di Livorno è stata licenziata dal centro estetico dove lavorava come impiegata perchè aveva offeso, tramite la sua pagina personale di Facebook, il suo ex titolare. La sentenza citava: “I social network sono così diffusi da “essere paragonabili ad un giornale” e pertanto sottoposti alla legge che regolamenta il reato della diffamazione”. Una sentenza che ha fatto discutere parecchio, anzi, scrivere ingiurie sui social network rappresenta “un delitto di diffamazione aggravato dall’aver arrecato offesa con un mezzo di pubblicità”, e quindi un atto decisamente grave.

I blogger e i comuni utenti, sottoposti alla legge sulla diffamazione al pari di giornalisti, non giovano però delle tutele e delle protezioni di cui godono i professionisti. Una bella contraddizione. Ecco quindi che si diffonde la notizie che i lavoratori hanno tutto il diritto di esprimersi tramite le loro pagine private dei social network. Se le società cercano di vietare l’utilizzo di Faceook e Twitter, mettendo anche a punto in diversi casi dei veri e propri codici di condotta, le autorità federali reputano illegali certe restrizioni. La National Labor Relations Board ha anche chiesto che alcuni lavoratori che avevano perso il posto di lavoro a causa dei loro sfoghi online fossero immediatamente riassunti dalle aziende.

La via più semplice? Dividere il lavoro dalla vita privata e non condividere l’amicizia sui social con i propri datori di lavoro. Parlar male del capo si può, evitando, giustamente, di farglielo sapere.