La nipote muore di cancro. Insulti sul web a Miguel Bosé: "Dio ti ha punito perché sei omosessuale"

Bimba, la nipote di Miguel Bosé, è morta di cancro a 41 anni. Dopo un messaggio dell'artista su Twitter, nel giro di poche ore, si sono rincorsi messaggi omofobi di una violenza inaudita, rivolti a zio e nipote morta, contraddistinti da un hashtag che è entrato in tendenza in Spagna, #ataquesBimbaM4.

Ci sono storie che fa male leggere. Storie che forse non andrebbero raccontate. O forse sì. Perché l’indignazione non basta più ed è tempo di chiedere leggi, pretendere pene certe ed esigere giustizia.

Bimba Bosé, la nipote del cantante Miguel Bosé, è morta lo scorso 23 gennaio 2017 a 41 anni. La metastasi al seno contro cui ha lottato tanto con forza, ironia e opponendo alla distruzione la creatività della sua arte ha consumato il suo corpo “stranamente” bello. Già perché, attrice, cantante, modella, dj, mamma, Bimba aveva il magnetismo strano di chi possedeva una bellezza androgina e atteggiamenti fuori dal coro molto prima che il non rientrare in canoni, stereotipi e “gender” diventasse bandiera motivo di orgoglio.

Eppure la Spagna in questi giorni non ha celebrato la musa icona ribelle e sorridente di chiunque è diverso e libero di esserlo (o di chi diverso non è e non per questo vale di meno) ma, insieme all’artista e alla donna guerriera, ha pianto la decadenza cinica e violenta che sta dilagando, come un hashtag ormai in perenne trending topic, sul web e di cui lo zio e lei stessa, morta, sono diventati il caprio espiatorio del momento.

Miguel Bosé affida a Twitter un sommesso messaggio di cordoglio

Buon viaggio Bimba, mia complice, mia compagna, mio amore, mia figlia adorata. Guidami.

Quello che accade dopo è surreale. Tra i tweet di cordoglio, si fanno sempre più insistenti altri tweet che di solidarietà non sono. I meno volgari – perché altri arrivano a minacciare e invocare il vilipendio di cadavere e la minaccia – hanno il tono, aberrante, di questi che seguono*

Voglio credere che la morte di Bimba Bosé sia un castigo divino per Miguel Bose (taggato nel post originale) dovuto al fatto che Dio odia gli omosessuali

Buon viaggio per dove? L’unico viaggio sarà tre metri sotto terra con il suo corpo putrefatto (tag a Miguel Bosé)

Miguel Bosé (taggato) pentiti della tua omosessualità, ché Bimba Dio l’ha castigata in quanto lesbica. Pentiti, bisogna temere Dio!

O questa in cui un improbabile utente con foto fake arriva a scrivere a Miguel Bosé, in sintesi,

L’hai uccisa tu, con la tua musica di merda

A questi toni, che riportano alla mente periodi oscuri – tra l’altro proprio nell’imminenza della Giornata della Memoria -, si è aggiunto anche il tweet disgustoso di un giornalista spagnolo che, in risposta a Miguel Bosé, ha commentato

Buon viaggio per dove? E vai con il laicismo di moda del “dovunque tu sia…”


I tweet sono tanti e arrivano, pare, da ambienti ultra cattolici affini all’estrema destra. La reazione di condanna è stata unanime, ma resta il fatto che questi “portatori d’odio” hanno avuto modo di lanciare anche un hashtag, #ataquesBimbaM4, arrivato in poco tempo nei trending topic spagnoli. Certo, ad alimentarlo, ci sono anche i tweet di chi ha condannato questa milizia della violenza, ma non basta.

Tra i messaggi, di una violenza inaudita, ce ne sono molti, come questi, che invocano il vilipendio di cadavere e per i quali saranno evidenti a chiunque legge le motivazioni per cui ci rifiutiamo di darne traduzione

La violenza di questi messaggi – ce ne sono molti – è tanto grande che anche la magistratura spagnola è intervenuta ma, in Spagna come nel resto del mondo, Italia compresa, le leggi per proseguire quelli che vengono banalizzati come haters o leoni da tastiera, con il rischio di perderne il vero peso sociale in quanto veri e propri delinquenti, sono poche se non nulle.

C’è anzi chi banalizza parlando di profili fake e omettendo il fatto che un profilo fake altro non è che una persona non meno reale sotto mentite spoglie, ovvero il criminale, a tutti gli effetti, che ci attacca indossando una maschera per rendersi irriconoscibile.

È tempo di chiedere ai governi leggi, esigere protezione, pene certe. È tempo che chi gestisce i social si prenda le sue responsabilità e definisca privacy serie.

Alla famiglia Bosé va tutto il nostro cordoglio.
A Bimba, le nostre scuse per questo mondo di cui noi tutti siamo responsabili.

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