diredonna network
logo
Stai leggendo: Questo capo di lingerie, tra i più venduti a Natale, ha fatto arrabbiare molti

Starbucks sbarca in Italia e trasforma piazza Duomo così, con palme e banani

Siate vere! È solo questione di prospettiva: parola di fitness blogger!

Johanna, la donna che non può abbracciare nessuno... nemmeno suo marito

Arriva il maglione per i giorni da "lasciatemi in pace!"

Il Titanic non affondò a causa dell'iceberg: ecco la nuova tesi e le prove

6 modi per riciclare i leggings che non portiamo più

Essere pagate per viaggiare: come si diventa Hotel Tester e quanto si guadagna

Oroscopo dal 19 al 25 gennaio 2017- Come sopravvivere alle stelle

7 scarpe che dovreste comprare durante i saldi (perché saranno di moda anche l'anno prossimo)

Chiara Ferragni è incinta! Lo scherzo di Fedez alla "suocera" in un video

Questo capo di lingerie, tra i più venduti a Natale, ha fatto arrabbiare molti

Un capo di lingerie può essere tra i più venduti del periodo ma anche attirarsi critiche di ogni sorta? È quello che è accaduto a Unwrap Me, non per il capo in sé quanto per il messaggio che alcuni lamentano.
Lingerie

Quando è che un capo di lingerie diventa sessista e quando non lo è? È una domanda interessante – noi diamo anche una possibile risposta alla fine dell’articolo – ma vale la pena leggerlo tutto per una riflessione insieme. L’interrogativo è rispuntato – perché in effetti è capitato già in passato che si innescasse qualcosa del genere per un capo di vestiario – dopo il boom di vendite di un certo corredo intimo. Parliamo di Unwrap Me, un nome che è già tutto un programma, un semplice nastro in satin prodotto da BlueBlella e commercializzato in esclusiva da Asos.

Il nastro in questione è un vero e proprio capo di lingerie: lo si indossa e quando si è a letto con la propria persona speciale, il nastro viene sciolto. Come fosse un regalo per le feste. È disponibile in tre colori: rosso, un classico per capodanno, nero, be’ perché si sa, il nero sfina, e bianco per le novelle spose. C’è da dire che si tratta di un nastro ampiamente democratico: è taglia unica e sta bene a tutte, non c’è bisogno di una prova per vedere se la taglia è adatta.

Il Web si è diviso di fronte a questo oggetto: c’è chi l’ha acquistato per un piccolo prezzo, poco più di 20 euro senza spese di spedizione, c’è chi invece si è scagliato sul sessismo insito nel concetto alla base di Unwrap Me. Il nome infatti vuol dire “Scartami”, come un regalo, come un oggetto. Le critiche sono venute quindi da chi ritiene che il capo di lingerie in questione rappresenti uno di quei dettagli non da poco che contribuiscono all’oggettificazione della donna. È un punto di vista, che può anche starci in realtà: la quotidianità ci restituisce continuamente immagini in cui la donna viene trattata come oggetto. Nel mondo dello spettacolo, nella pubblicità e nella moda, anche su un comunissimo luogo di lavoro che non faccia parte dello showbiz, per strada o in quelle relazioni che non sono paritarie.

Ma c’è un ma grande quanto l’Empire State Building. E se quell’indumento, oltre che essere taglia unica fosse anche unisex? Perché no? Non è un mistero che Asos sia stato inondato di richieste in tal senso e davvero nulla impedirebbe a un uomo di indossarlo, con le dovute cautele anatomiche, ovvio. Inoltre nessuno ci dice che si tratti di un capo di lingerie solo per eterosessuali, quindi per chi è coinvolto in un rapporto uomo-donna in senso stretto.

In secondo luogo, non è il concetto di lingerie sexy a essere sessista in sé? Cosa cambia tra questo drappo e la biancheria commestibile oppure il perizoma e i tanga minimali che tantissime donne comprano a Capodanno – e a volte anche degli uomini da regalare alla loro metà? I detrattori di Unwrap Me direbbero: il concetto stesso, la donna non è un pacco regalo, mentre la lingerie sexy non comunica espressamente l’idea del dono. E se in realtà si cambiasse punto di vista e si mirasse a comprendere che ci sono donne che indossano un vestito sexy o un determinato capo di lingerie per sé stesse e non per l’altra persona?

Perché è questo lo scarto importante. Proibire o scagliarsi contro un capo di lingerie o contro il concetto che porta con sé non conduce a nulla. Incentivare le donne a comprendere che ognuna di noi deve piacersi e deve indossare ciò che le va solo perché si vede carina e non perché gli altri la vedrebbero carina è il vero passo avanti. Ed è un passo che la censura non permetterà. Le femministe degli anni ’70 dicevano «Io sono mia», reclamando il loro diritto di scelta. Ma in quella formula c’è dell’altro. C’è tutta una consapevolezza della donna a essere come vuole, a comportarsi come vuole e anche a vestirsi come vuole in barba agli altri.