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Violenza sulle donne: arriva il foulard anti stupro

Arriva da Trento un'idea innovativa che potrebbe aiutare le donne vittime di violenza: il foulard anti stupro. Vediamo chi ha realizzato questo importante progetto tutto made in Italy e come funziona, nella speranza che possa essere messo presto in commercio.

Quello della violenza sulle donne è, purtroppo, un problema davvero di difficile gestione nel nostro paese, con atti di molestie sessuali che diventano sempre più frequenti, ripetendosi quasi settimanalmente, ed episodi che non raramente si spingono verso la più tragica delle conclusioni, ovvero il femminicidio, altro fenomeno in costante e pericolosissimo aumento. Nonostante le numerose associazioni create in difesa delle donne, gli interventi delle forze dell’ordine e l’attenzione praticamente continua da parte dei media, il preoccupante fenomeno non accenna a calmarsi, anzi sembra assumere ogni giorno dimensioni sempre più ampie e gravi. Dalle mura domestiche a quelle scolastiche, dal luogo di lavoro fino alla strada, in ogni posto è possibile che una donna sia oggetto di apprezzamenti sgraditi e piuttosto pesanti, di attenzioni fisiche non desiderate, se non di veri e propri stupri.

Una soluzione è stata però proposta recentemente grazie a un progetto tutto italiano, che riguarda un foulard anti stupro; un’idea davvero importante e potenzialmente preziosa, che potrebbe salvare la vita di molte donne sottoposte a molestie.

1. Il progetto

L’idea del foulard anti stupro, come dicevamo, è tutta made in Italy, perché a progettarlo sono state le studentesse del Centromoda Canossa, in provincia di Trento; il centro professionale ha sviluppato un prototipo del capo grazie anche all’aiuto dei “vicini” ricercatori della Fondazione Bruno Kessler, situata sempre nel capoluogo trentino. Grazie al lavoro coordinato è nato il foulard, il quale è dotato di un piccolo sistema di sensori, posizionato nella parte interna, che si attiva toccandolo; l’accessorio riesce a difendere le donne che lo indossano facendo scattare una sirena che genera un suono pari a 130 decibel. Il rumore, ben oltre la soglia di udibilità per l’uomo, che è a 120 decibel, è in grado di disorientare l’aggressore e di attirare l’attenzione degli altri passanti. Non sono solo sciarpe e foulard, però, gli accessori a cui il sensore può esser adattato: quest’ultimo, infatti, può essere cucito anche su altre tipologie di vestiti o accessori. Per il momento è stato ideato solo un prototipo, ma a breve potrebbe partire la produzione in serie dati anche i bassissimi costi che richiede la sua fabbricazione.

2. Il perché del prodotto

Inutile dirlo, l’idea del foulard è venuta alle studentesse del Centromoda proprio per trovare una soluzione in risposta ai ripetuti episodi di violenza ai danni delle donne, ed è teso, oltre che, com’è ovvio, ad aiutare concretamente, anche a sensibilizzare uomini e donne sul delicato tema. Secondo Claudia Mammani, direttrice del Centromoda Canossa, questo progetto è inoltre in grado di coniugare tre grandi scommesse, quali la formazione delle giovani donne, l’investimento in nuovi settori e la sensibilizzazione sul tema del femminicidio, dello stalking e della violenza in generale.

3. Un connubio importante tra tecnologia e moda

Come dicevamo, un contributo davvero rilevante per lo sviluppo del foulard anti stupro è stato dato dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler, che, nelle parole di Amos Collini, vuole sottolineare come l’unione tra la tecnologia e la moda, che apparentemente potrebbe sembrare azzardata, è in realtà davvero estremamente efficace.

 Il fatto che ci sia un prototipo e che funzioni- afferma Collini- è già un risultato, poi tutta la tecnologia può essere applicata a diversi stadi.

Si stanno infatti progettando eventuali sviluppi futuri del foulard, che potrebbe diventare anche un importante dispositivo anti stalking, grazie alla possibilità, in fase di studio, di posizionare, oltre alla sirena, anche un geolocalizzatore che può essere attivato dalla vittima di pedinamenti per rendere costantemente nota alla propria famiglia, ma soprattutto alla polizia, la propria posizione.