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Vittima di bullismo, si suicida davanti al padre

Brandy Vela, l'ennesima vittima dei bulli, delle offese, degli insulti via social; come tante, anche lei non ha retto più alla situazione, e ha trovato, come unica via di uscita, il suicidio. Si è sparata proprio davanti agli occhi del padre.

Si è uccisa sparandosi un colpo di pistola in pieno petto Brandy Vela, diciottenne di Texas City, e lo ha fatto proprio davanti agli occhi di suo padre, che non è riuscito a fermarla, a convincerla a non compiere quel gesto estremo.

Bellissima, giovane, sorridente, Brandy da un po’ di tempo si era ritrovata a lottare contro un nemico spaventoso, cattivo: il bullismo. Quello impietoso, intriso di una malignità a cui solo l’ignoranza può portare. L’ennesima vittima delle tante, troppe, che non sono più riuscite a sopportare il peso di insulti, offese, bugie, prese in giro, e non trovando un’altra via d’uscita hanno scelto di sacrificare la propria vita. Per far tacere tutto, per non dover più subire.

Come Brandy Tiziana Cantone, in Italia, suicida per via di un video hard fatto circolare sull’implacabile mondo social, tanto apprezzato quanto potenzialmente deleterio; come lei Bethany Thompson, che di anni ne aveva appena 12 e, nonostante fosse riuscita a sopravvivere a un tumore, non è riuscita a reggere al peso della cattiveria dei compagni di scuola.

Bellissima e solare, dicevamo, Brandy era stata presa di  mira, come spesso accade, per il suo aspetto fisico, per quei chili giudicati dai suoi compagni “di troppo” sul suo corpo: da aprile, inoltre, oltre ai perfidi commenti ormai tristemente noti, si erano aggiunti anche degli episodi di cyberbullismo, ostacolo ancor più difficile da superare, perché in rete, se sei bravo, nessuno può risalire a te, e basta un profilo falso e un’abbondante dose di stupidità per far circolare pettegolezzi, ingiurie, menzogne della peggior specie. Questo è proprio quello che è successo alla ragazza texana, che si è vista comparire da un giorno all’altro moltissimi account, naturalmente falsi, con il suo nome, che contattavano altri utenti offrendo sesso gratis, pubblicando cose umilianti, terribili, che hanno affossato ancor più la già troppo fragile mente di Brandy.

Brandy ha fatto ciò che le sembrava ormai inevitabile, la sola cosa che pensava le restasse da fare: ha scritto una mail alla sua famiglia annunciando la sua intenzione di togliersi la vita, e in effetti i genitori, rientrando a casa un pomeriggio, l’hanno trovata con la pistola puntata al petto, in camera da letto. Nessuno è riuscita a dissuaderla dal compiere quel gesto estremo, così Brandi ha premuto il grilletto, si è sparata proprio davanti agli occhi del padre Raul, mentre la sorella, Jackie, ha sentito prima lo sparo e poi le urla strazianti dell’uomo mentre si trovava nella stanza da letto dei genitori.

Ci abbiamo provato –ha detto Raul Vela – ma era troppo decisa. Ha detto che era andata troppo oltre per tornare indietro .

Lui aveva raccolto a lungo le sofferte confidenze di Brandy, l’aveva convinta a cambiare numero di telefono per non essere più raggiungibile dai suoi aguzzini e a segnalare alla polizia tutti gli episodi di cui era stata vittima; senza successo, perché le forze dell’ordine non avevano mai potuto fare niente per aiutarla, dato che tutti gli account falsi erano stati sapientemente creati con app che non permettono di risalire all’ideatore.

A essere distrutti per la morte di Brandy, ovviamente, sono anche i fratelli; Victor si è rivolto con un messaggio direttamente ai ragazzini che tormentavano la ragazza, chiedendo loro se adesso fossero contenti, mentre Jackie, la sorella di 22 anni, ha dichiarato che Brandy le aveva lasciato un messaggio che recitava:

Ti voglio così tanto bene, ricordalo. Mi dispiace per tutto.

Sepolta il 7 dicembre, in memoria dell’adolescente texana è stata aperta pochi giorni dopo una pagina social, che però è stata, ancora una volta, disturbata da alcuni messaggi davvero cattivi, che non hanno rispettato la sua persona e la sua famiglia neppure in quel momento di estremo dolore.

Ma, nonostante si continui a investigare, come dicevamo, anche il Capitano della polizia di Texas City, Joe Stanton, che coordina le indagini, dice di essere purtroppo ancora a un punto cieco, dato che non si hanno nomi né idee circa i presunti colpevoli degli atti vili compiuti ai danni di Brandy.

Un’altra triste pagina che si va ad aggiungere alla già abbondante lista di persone, nella maggior parte appena adolescenti, che si sono lasciate vincere dall’ignoranza, dalla malignità e dalla vigliaccheria degli altri: dei compagni di scuola, dei conoscenti, di quei cosiddetti “leoni da tastiera” capaci di essere grandi, a spese degli altri e solo dietro a un computer.

Risolvere il problema del bullismo non è semplice, e forse non sarà mai possibile; almeno, non fino a quando gli aguzzini di Brandy, di Bethany e degli altri ragazzi che per causa loro si sono tolti la vita, cresceranno e diventeranno adulti convinti di “non aver fatto nulla di male”, che le loro offese, i loro account denigratori sono solo “ragazzate”, che nei loro atteggiamenti non c’è nulla di esagerato o di malvagio. E, con questa convinzione, cresceranno probabilmente i loro figli nello stesso modo, persuasi del fatto che tormentare una persona per il peso, l’aspetto fisico, i gusti sessuali sia giusto e “divertente”, ma del tutto innocuo. Non lo è, e noi speriamo solo, con tutto il cuore, che la giustizia prima o poi riesca a farglielo capire.