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Anni '90: noi, molto social, che avevamo già inventato Facebook, Whatsapp e compagnia

C'è stato un tempo in cui i social non c'erano, anzi sì. Li avevamo già inventati noi. Davvero: avevamo Twitter, Facebook, Instagram e persino Snapchat. Non ci credete? Noi vi dimostriamo che li avevamo, tutti. Qualunque adolescente degli anni Novanta se li ricorda bene.
Fonte: perennementesiddiati.wordpress.com | nonsidicepiacere.it
Fonte: Web | nonsidicepiacere.it

C’è stato un tempo prima di Facebook, You Tube, Instagram, Snapchat, Twitter…
C’è stato un tempo persino prima del defunto MySpace.
C’è stato un tempo senza social. In cui gli smartphone non costituivano il proseguimento naturale del nostro braccio. E, per dirla tutta, c’è stato addirittura un tempo in cui in tasca non c’era nemmeno un Nokia-mattonella, di dimensioni vicine a quelle della nostra attuale pochette da sera più grande, ma ci stava al massimo qualche gettone o, se andava di lusso, una tessera telefonica da 5.000 lire.

È stato un tempo in cui quando uscivi ti guardavi negli occhi e nel frattempo non messaggiavi con il moroso che avevi appena salutato e non ti facevi neppure i fatti del tuo ex (se non con l’amica di fronte a te). In cui i pettegolezzi non si spiavano dalle bacheche, ma si raccontavano al telefono o in piazza. In cui se volevi uscire con il tipo o la tipa dovevi quando meno chiamarla o suonare addirittura alla porta di casa, passando per lo sguardo truce del padre e quello indagatore della madre, invece di risolvere addirittura lunghe relazioni con un SMS. Onore al vero: alcuni mandavano in avanscoperta l’amico.

Era il tempo in cui i km li facevi davvero, e non per andare a cercare Pokemon, ma per trovarti con le tue amiche e poi iniziare l’esplorazione dei possibili luoghi dove era facile pensare di trovare lui, meglio, loro (il tizio che piaceva a te e quelli che piacevano alle tue amiche).

C’è stato un tempo senza social in cui eravamo più sociali che mai… Perché i social li avevamo già inventati noi. Davvero: avevamo Twitter, Facebook, Instagram, persino Snapchat e pure Spotify.

Non ci credete? Noi vi dimostriamo che li avevamo, tutti. Qualunque adolescente degli anni Novanta se li ricorda bene.

Ah! E poi c’è un tempo in cui diventi come tua madre e cominci a dire “quand’ero ragazzina io…”, snobbando (con un po’ di invidia per quei giusto 20 anni in meno) la ragazzina con la coscia sodissima e la pelle di pesca incontrata per strada. E, ovvio, come per tua madre, erano meglio i tuoi di 15 anni.
Tranquille! È un tempo cui arrivano tutte.

Capito ragazzina? Ti aspettiamo al giro di boa, per leggere il tuo post nostalgico (o qualsiasi altra cosa sarà) sul social del momento!

1. Facebook, impostazione privacy “Amici”, ovvero la mitica Smemoranda!

Fonte: perennementesiddiati.wordpress.com | nonsidicepiacere.it
Fonte: perennementesiddiati.wordpress.com | nonsidicepiacere.it

Nel dettaglio la Smemoranda era la nostra bacheca personale, con impostazione privacy su “Amici”.
Tra le altre cose, è stata anche la vera causa – che nessuno ci ha mai detto – della cervicale di cui quasi tutte soffriamo.

All’inizio dell’anno scolastico pesava già più di tre “Smemo” ancora sul banco della libreria. Entro la fine avrebbe assunto dimensioni epiche (andare in giro con l’edizione deluxe della Divina Commedia, non sarebbe stato più deleterio per la nostra schiena).
Sopra c’era tutto. La nostra bacheca con “stato sentimentale attuale”, l'”a cosa stai pensando?” del giorno, foto, meme, commenti delle amiche (con tanto di share di Smemorande), like, cuoricini e pure insulti all’ex e a qualche “stato” Facebook pubblico (vedi fotografia successiva) chiaramente diretto a noi della sua nuova fiamma!

2. Facebook modalità “pubblico”: lo zaino (rigorosamente Invicta)!

Fonte: daftbunziblogger.blogspot.com
Fonte: daftbunziblogger.blogspot.com

Se la Smemo era la nostra bacheca rigrosamente riservata ai soli “Amici” (o al massimo “Amici degli amici”), lo zaino Invicta era la bacheca con gli stati, commenti degli amici, like e meme pubblicato con impostazione “Pubblico“.

Ad anni di distanza, possiamo ammettere di aver hackerato anche un paio di profili Facebook-Smemoranda imprudentemente lasciati incustoditi sui banchi di alcune amiche/non-amiche, dando una sbirciata durante la ricreazione.

E sì, avevamo già inventato anche Snapchat e Instagram. Ecco le prove:

3. Il “wall” della scuola e le panchine dell’oratorio: Snapchat

Fonte: Web
Fonte: Web

Salvo qualche pagina strappata (eresia!) o incollata della “Smemo”, i nostri stati Facebook Smemoranda/Invicta erano per sempre. Hai voglia te a cercare di ricavare da un “Adriano”, scritto con l’indelebile sull’Invicta, un “Niccolò“, poi corretto “Nicolò” quando la sottoscritta scoprì che era con una “c”. La traccia restava. Per fortuna, come in Facebook, a essere più in vista erano i commenti più recenti.

Il muro dietro la scuola e la panchina del parco o dell’oratorio, invece, erano quei luoghi in cui i “ti amo Adriano” sarebbe nel giro di qualche mese stati cancellati da una mano di bianco, così da non creare problemi per il prossimo “ti amo Niccolò” e relativa errata corrige.

4. Lo spaccio di negativi da cui è nato Instagram

Fonte: Web
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Gira e rigira, sulla parete di camera nostra e quelle delle nostre amiche, c’erano un po’ le stesse foto, ovvero il wall di Instagram: alcune le avevi scattate tu, altre loro!

  1. perché far sviluppare i mitici rullini (da 12, 24 o 36) costava un sacco
  2. perché una volta che li avevi sviluppati scoprivi che la metà delle foto erano mosse, sovraesposte e, ovviamente, quello scatto per cui avevi finito di fretta il rullino manco riuscito. Va da sé che la foto figa del tipo o la bella immagine di noi amiche, incredibilmente senza nessuna con un occhio chiuso e uno aperto, era rara come l’oro e andava condivisa. Come? Spaccio di negativi e creazione di 4-5 duplicati per volta, cara la mia teenager.

Anche cuoricini e commenti erano assicurati. I primi grazie agli steackers di Cioè e i commenti… quelli si scrivevano a mano con la penna profumata con 18 colori diversi dietro la foto.

5. Share, share e ancora share

Foto: Web
Foto: Web

Tutto quanto doveva essere condiviso finiva qui. Non dobbiamo spiegarvi cosa sono, vero!?

Whatsapp? Anche quella roba inventata da noi, adolescenti degli Anni Novanta:

6. Whatsapp: tutto nacque da una penna, rigorosamente BIC!

Fonte: Web
Fonte: Web

Con la tecnica BIC-cerbottana sapevi benissimo già allora quando il destinatario aveva ricevuto il messaggio, quando l’aveva letto e, se non rispondeva… non poteva inventare scuse (e neppure noi illuderci per un suo “ti ho scritto, non ti è arrivato?”).
Unico requisito: mira da cecchino. O il “Vuoi diventare il mio ragazzo? Barra la casella SI o NO” rischiava di finire nelle mani dell’amico secchione o, comunque, a un altro destinatario… Anche quello è successo a tutte anche con Whatsapp, del resto.

7. Selfie e fotografie in real time

Fonte: Web
Fonte: Web

I selfie ce li facevamo già anche noi, senza poterne vedere l’anteprima prima della stampa del rullino e con la possibilità, tutt’altro che remota, di troncarci un braccio o la testa se non avevamo direzionato correttamente l’obiettivo verso di noi. E ne facevamo uno, massimo due. Non 74 per sceglierne poi uno, metterci 15 filtri, cambiare saturazione, aggiungere un emoji e condividerlo con il mondo. Noi, per la cronaca, quando uscivamo fighe forti era 1. un miracolo, 2. perché eravamo fighe davvero. Maledetta cosce-sode bellissima di stamattina!

Ah! E comunque a noi in genere le foto ce le facevano gli amici, non dovevamo farcele da sole. E abbiamo detto tutto.

8. Twitter… altro che cinguettii!

Fonte: Greenme.it
Fonte: Greenme.it

E, tranquille, che di sicuro a loro non sfuggiva nessun hashtag degno di entrare in trending topic… soprattutto se ci riguardava e andava riferito, possibilmente per prime, ai nostri genitori!

Ma parliamo di blog, geolocalizzazione, Spotify… Roba da Anni Novanta!

9. Il nostro blog

Anni ’90: noi che abbiamo inventato i selfie, avevamo già Facebook, Whatsapp e… tutti gli altri “social”
Fonte: Web

Lui era il nostro blog personale, cui potevano accedere solo pochi eletti. Peccato solo che la chiavetta-password fosse praticamente universale e ne bastava una per aprire i diari segreti di tutto il mondo. Un po’ come quelle aquile che mettono 1234 come password.

10. Geolocalizzazione: più semplice di così!

Fonte: Web
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… Stessa gente che vien dentro, consuma e poi va…!

Come cantava il buon Max Pezzali! E tranquilli che, quando volevamo trovarci davvero, ci riuscivamo sempre, senza bisogno di Google Maps, Whatsapp e smartphone.

11. Spotify… con tanto di personalizzazione

Fonte: Web
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Ognuna di queste cassette, opportunamente decorate, conteneva una playlist personalizzata, con tanto di registrazione delle dedica fatta alla radio (e voce del dj che chiudeva la canzone prima del tempo). Quante ne abbiamo fatte, regalate, dedicate o ci sono state fatte, regalate e dedicate!

12. My Magic Diary: Google Calendar, avatar, Whatsapp e molto altro

Fonte: Web
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Fu Casio a lanciare My Magic Diary, agenda elettronica, con rubrica, calcolatore e varie funzioni per creare ritratti cui associare i nomi in elenco associando vari connotati fisici (i primi avatar), per calcolare l’affinità di coppia, essere consigliate dalle stelle prima dell’oroscopo di Robert Brezsny sull’Internazionale e inviare messaggi ad altri dispositivi vicini tramite un sistema a infrarossi.

Ma qui stava già arrivando il futuro. Infatti, se le cose sopra le abbiamo avute/fatte praticamente tutte… My Magic Diary ce l’avevano solo le solite. Quelle, per intenderci, che oggi avrebbero un sacco di follower e di like.

E noi comune mortali lì a guardare che, si sa, la bacheca Facebook del vicino è sempre la più verde!